Lo scrittore italiano Vitaliano Trevisan riceve un'importante consacrazione in Francia con la pubblicazione del suo libro "Works". La critica d'oltralpe lo accosta a giganti della letteratura come Proust, Flaubert e Zola, riconoscendo la sua unicità stilistica e tematica.
Accoglienza critica entusiasta per "Works"
La Francia ha scoperto Vitaliano Trevisan e la sua opera “Works”. La ricezione critica è stata eccezionale. Testate prestigiose come Le Figaro hanno definito il libro «unico nel suo genere». Lo scrittore Pierre Senges, su En attendant Nadeau, ha paragonato Trevisan a Marcel Proust. Senges ha evidenziato la capacità di Trevisan di evocare una «fin de siècle» postmoderna. Le sue lunghe frasi bilanciano struttura e fluidità. Come Proust, Trevisan è un osservatore attento. Registra atteggiamenti, volti e maschere.
La traduzione di “Works” è opera di Christophe Mileschi e Martin Rueff. Le Editions Verdier hanno curato la pubblicazione. Già nel 2006, la stessa casa editrice aveva portato in Francia “Les quinze mille pas”. Quest'ultimo aveva ottenuto il premio Campiello Francia nel 2008. Successivamente, nel 2008, è stata la volta di “Shorts”, tradotto come “Bic et autres shorts”. Il successo di questi lavori aveva spinto Gallimard. La più grande casa editrice francese ha tradotto “Il ponte” nel 2009. Nel 2013 sono usciti vari racconti con il titolo “Treize”. Ora “Works” consolida la posizione di Trevisan in Francia.
Trevisan: un artista della lingua e dell'esperienza
Martin Rueff, traduttore e direttore della collana “Terra d’altri” di Verdier, ha spiegato la sua scelta di tradurre “I quindicimila passi” nel 2006. Rueff riteneva Trevisan uno dei grandi scrittori europei del Novecento. Ha lodato la sua capacità di catturare il presente. La sua scrittura è descritta come sintatticamente potente. Rueff ha paragonato l'impatto di Trevisan a quello di Joyce o Faulkner. Ha percepito una rivoluzione nella lingua italiana. Considera Trevisan un artista della lingua.
Dal 2006, l'affermazione di Trevisan in Francia è stata graduale. “I quindicimila passi” è entrato nei programmi universitari. Sono stati organizzati numerosi incontri sulla sua opera. “Works”, nonostante la recente uscita, ha ricevuto recensioni entusiastiche. Articoli sono apparsi su Libération, L’Humanité e Le Figaro. Il pubblico francese di Trevisan è definito “sofisticato” e “iper intellettuale”. Si tratta di circa 2000-3000 lettori. Questi lettori influenzano il gusto letterario in Francia.
Confronti letterari: Proust, Flaubert e Zola
Rueff approfondisce i paragoni letterari. La capacità riflessiva di Trevisan, che inscrive le esperienze nella sua stessa carne, ricorda Proust. Come “La Recherche”, “Works” è un romanzo di formazione. Entrambi i libri culminano con la decisione di diventare scrittori. Tuttavia, Rueff sottolinea una differenza fondamentale. Proust, a causa di problemi di salute, aveva un'esperienza mediata dalla lettura e dai salotti. Trevisan, invece, in “Works” mostra l'impatto del lavoro fisico sulla persona. Descrive la fatica, l'esposizione agli elementi, le interazioni sociali.
Il paragone con Flaubert emerge per il realismo allucinatorio di Trevisan. La sua scrittura cattura gli elementi dell'esperienza con estrema nitidezza. Rueff parla di una «probità» nella precisione dei termini usati. Trevisan impiega il gergo specifico dei lavori descritti. Il rapporto con i personaggi ricorda Flaubert. Trevisan coglie i tratti tipici di una persona, restituendola come un tipo antropologico. Nonostante ciò, c'è una tenerezza sorprendente verso i personaggi. Trevisan osserva la follia umana con una certa compassione, un tratto che Rueff attribuisce più a Faulkner.
Infine, il confronto con Zola e il Naturalismo è pertinente. “Works” viene descritto come una «poderosa tranche de vie» sul mondo del lavoro. Se Zola offriva una radiografia del lavoro in venti romanzi con i Rougon-Macquart, Trevisan riesce nell'intento in un unico libro. Rueff nota che Zola manca dell'eleganza stilistica di Trevisan. Inoltre, Zola è intriso di un pedagogismo assente nell'opera di Trevisan.
La sfida della traduzione
La traduzione di “Works” ha presentato sfide significative. Martin Rueff e Christophe Mileschi hanno dovuto rendere la dimensione ritmica della prosa di Trevisan. La sua scrittura alterna accelerazioni e rallentamenti. In una singola pagina, possono coesistere incontri, dialoghi e descrizioni, seguiti da momenti di profonda introspezione su personaggi o paesaggi. Il lettore deve adattarsi a questi cambi di velocità.
Un'altra difficoltà risiede nel rapporto tra sintassi e lessico. La prosa di Trevisan unisce una sintassi complessa, paragonabile a quella di Proust, a un lessico preciso. Questo lessico attinge al gergo lavorativo e al dialetto. I traduttori hanno cercato di preservare questa ricchezza sintattica e lessicale in francese. Hanno puntato alla massima fedeltà possibile al testo originale. Rueff sottolinea che Trevisan non è un semplice narratore. La sua è una prosa artistica, ricca di bellezza, profondità e intensità. Tradurre Trevisan significa tradurre un artista.
La traduzione è stata un lavoro a quattro mani. Rueff e Mileschi hanno lavorato in stretta collaborazione. Si sono riletti reciprocamente il lavoro svolto. Hanno unito le forze, spinti da un profondo affetto per Trevisan. Mileschi, di origini vicentine, condivide con Trevisan la passione per la moto. Tradurre un libro ambientato nelle sue terre è stato quasi un destino.
Prospettive future e ricordi personali
L'attività drammaturgica di Vitaliano Trevisan è strettamente legata alla sua prosa. Esiste la possibilità di portare le sue opere teatrali in Francia. Questo è uno dei prossimi progetti dei traduttori. Si vorrebbe raccogliere in un unico volume tutti i testi teatrali di Trevisan. Si valuta anche la traduzione del suo ultimo libro, “Black tulips”.
Martin Rueff conserva un ricordo personale di Vitaliano Trevisan. Durante le presentazioni de “I quindicimila passi” a Parigi, Trevisan soggiornò da lui per alcuni giorni. Rueff ricorda lunghe passeggiate per le strade parigine. Descrive Trevisan come un uomo pudico ed elegante, dotato di una personalità magnetica. Vi era un forte legame tra il suo sguardo e la sua voce. Rueff rammenta il suo riso, il modo di fumare e l'estrema cura dei dettagli. Nonostante l'intensità della sua scrittura, Trevisan appariva attento e gentile. La sua intensità quotidiana e la sua dolcezza sono aspetti che Rueff custodisce.