Condividi
AD: article-top (horizontal)

La Basilica Palladiana di Vicenza celebra cinquant'anni di carriera del fotografo Guido Harari con la mostra "Incontri". L'esposizione, visitabile fino al 26 luglio, presenta un percorso che va oltre la musica, esplorando relazioni e visioni artistiche.

La mostra "Incontri" a Vicenza

La Basilica Palladiana, gioiello architettonico di Vicenza, ospita fino al 26 luglio l'esposizione "Guido Harari. Incontri". L'evento segna mezzo secolo di attività del celebre fotografo italiano. Harari concepisce la mostra non come un bilancio, ma come un trampolino di lancio per nuove narrazioni visive. Il percorso espositivo abbraccia un'ampia costellazione di incontri, immagini e relazioni, con un focus che si estende ben oltre il mondo della musica.

Harari, noto per la sua capacità di catturare l'essenza di artisti e musicisti, considera il ritratto un atto relazionale profondo. La mostra, che è anche un gesto di divulgazione culturale, presenta volti noti e figure meno conosciute al grande pubblico. Il fotografo, 74 anni, con i suoi capelli bianchi e occhiali fumé, si muove tra ricordi, suggestioni e uno sguardo sempre proiettato al futuro.

Mezzo secolo di scatti: cosa resta e cosa si perde

Interrogato sul suo percorso, Guido Harari esprime una certa insoddisfazione per non aver realizzato tutto ciò che desiderava. Tuttavia, riconosce di aver creato molto con le risorse a disposizione. Sottolinea come l'Italia, a differenza di metropoli come New York o Londra, offrisse un punto di osservazione diverso. Nonostante ciò, si dichiara felice delle scelte compiute. La presenza in mostra di artisti come i fratelli Citti, Francesco Rosi, Bruno Munari, Dario Fo e Michelangelo Pistoletto, nomi non sempre noti al grande pubblico, assume per lui un'importanza divulgativa fondamentale. Queste figure, spiega Harari, gli hanno offerto molto e possono ancora incuriosire. L'era di Internet, a suo dire, rende più immediata la ricerca di informazioni, a differenza della lentezza e della necessità di documentazione del passato.

La genesi della mostra e la formazione artistica

L'idea della mostra è nata circa quattro anni fa, su proposta dell'allora assessore alla cultura di Ancona, Paolo Marasca. Harari ha accettato a condizione che l'esposizione coprisse l'intero suo percorso artistico, non solo la musica. L'evento coincideva anche con i suoi settant'anni, un'occasione che lui interpreta come un trampolino, non come un punto di arrivo. La mostra è un modo per rilanciare la sua attività e mostrare ai più giovani le origini del suo percorso. Una parete di otto metri riprodurrà un grande collage della sua stanza giovanile, con immagini di Che Guevara, Truffaut, i Beatles, Hendrix, Kennedy e Judy Garland, un potente flash sulla sua formazione tra il 1962 e il 1972. Sarà presente anche una teca con oggetti e libri, tra cui "Gli scritti corsari" di Pier Paolo Pasolini.

Il ritratto come incontro e l'energia dello scatto

Guido Harari definisce il ritratto un vero e proprio incontro, che richiede un'apertura reciproca e la volontà di scoprire qualcosa di sé da entrambe le parti. L'altro diventa uno specchio, e la voglia di giocare è fondamentale. Questo approccio è evidente nella "Caverna Magica", dove Harari parla con i soggetti per circa mezz'ora, individuando gli spunti su cui lavorare. Il processo è descritto come una "cucina degli avanzi", senza stylist o truccatori, inventando tutto sul momento, un'esperienza liberatoria per tutti. Il momento in cui capisce che lo scatto è quello giusto è quando cattura l'energia dello scambio, anche a costo di imperfezioni tecniche come sfocature o inquadrature parziali.

Dalla musica ai libri: l'evoluzione della fotografia

La musica è stata la porta d'ingresso per Guido Harari, ma oggi il suo interesse si è ampliato. Già dalla fine degli anni Ottanta ha iniziato a fotografare persone in contesti diversi. La disillusione verso la fotografia celebrativa lo ha portato a dedicarsi ai libri, collaborando con figure come Fernanda Pivano, la Fondazione De André e Gaber, e la nipote di Pier Paolo Pasolini. Harari vede il libro come una forma di fotografia senza macchina fotografica, permettendo un'immersione più profonda e duratura rispetto ai tempi ristretti della fotografia tradizionale.

L'insegnamento di Zappa e la responsabilità del backstage

Un artista che ha influenzato il suo atteggiamento è stato Frank Zappa. Nel 1973, durante un'intervista, Zappa percepì il suo balbettio e gli suggerì di spegnere il registratore e bere qualcosa insieme, un gesto che si è ripetuto con molti altri artisti. Questo ha insegnato a Harari lo sguardo che ascolta, basato sulla condivisione. L'accesso al backstage, inizialmente dettato da curiosità e meno richieste, è diventato un privilegio che ha portato con sé una grande responsabilità. Ha imparato quando è meglio non tirare fuori la macchina fotografica, un insegnamento prezioso derivato dalle amicizie con musicisti come la PFM, De André, Santana e Lou Reed.

La fotografia nell'era dell'intelligenza artificiale e il futuro

Di fronte all'attuale sovrabbondanza di immagini e all'avanzata dell'intelligenza artificiale, Guido Harari esprime incertezza sul futuro della fotografia. La difficoltà nel distinguere la realtà diventa sempre più pressante. Se un tempo era convinto che un futuro per l'uomo implicasse un futuro per la fotografia, ora non ne è più così sicuro. Per descrivere il nostro tempo con una sola immagine, sceglie Marte: un deserto rosso, simbolo di aridità e isolamento.

Esporre nella Basilica Palladiana è un'esperienza straordinaria per Harari, che considera questo luogo un traguardo ancora più significativo rispetto a precedenti esposizioni in sedi prestigiose come Palazzo dei Diamanti a Ferrara.

Domande frequenti sulla mostra di Guido Harari

Chi è Guido Harari e perché è importante la sua mostra a Vicenza?

Guido Harari è un fotografo italiano di fama internazionale, celebre per i suoi ritratti di musicisti e artisti. La sua mostra "Incontri" alla Basilica Palladiana di Vicenza è importante perché celebra cinquant'anni della sua carriera, offrendo un'ampia panoramica del suo lavoro che va oltre la musica, esplorando relazioni umane e visioni artistiche. L'esposizione è anche un'occasione di divulgazione culturale, presentando figure significative del mondo dell'arte e della cultura.

Cosa si può vedere nella mostra "Guido Harari. Incontri"?

La mostra "Guido Harari. Incontri" presenta una vasta collezione di scatti che ripercorrono mezzo secolo di carriera del fotografo. Si potranno ammirare ritratti di musicisti, artisti e figure culturali, sia celebri che meno note al grande pubblico. Un elemento distintivo sarà una parete di otto metri che ricrea il collage della sua stanza giovanile, offrendo uno spaccato della sua formazione. Saranno esposti anche oggetti e libri che hanno segnato il suo percorso artistico. Il tema centrale è l'incontro e la relazione umana catturati attraverso l'obiettivo.

AD: article-bottom (horizontal)