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Milano, Torino e Genova avviano un percorso congiunto per candidare il Nord-Ovest italiano alle Olimpiadi estive 2036. Il progetto punta su un modello diffuso, sostenibilità ambientale ed economica, e il riuso di infrastrutture esistenti.

Iniziativa congiunta per candidatura olimpica

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha annunciato l'avvio ufficiale di un percorso condiviso. L'obiettivo è presentare una candidatura unitaria del Nord-Ovest italiano. Si punta ad ospitare una futura edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici estivi. Le prime edizioni disponibili per l'assegnazione sono quelle del 2036.

La comunicazione è stata sottoscritta dai sindaci di Milano (Giuseppe Sala), Torino (Stefano Lo Russo) e Genova (Silvia Salis). Hanno aderito anche i presidenti di Piemonte (Alberto Cirio), Lombardia (Attilio Fontana) e Liguria (Marco Bucci).

Le istituzioni mirano a valorizzare la vocazione sportiva, infrastrutturale e internazionale dei territori coinvolti. Si parla di un vero e proprio «triangolo olimpico».

Percorso per una candidatura unitaria

Le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, insieme alle Città di Torino, Milano e Genova, hanno ufficialmente iniziato un percorso congiunto. L'intento è valutare la possibilità di una candidatura unitaria. Questa candidatura si propone per ospitare una futura edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici estivi.

La nota congiunta sottolinea la volontà di valorizzare le vocazioni sportive e infrastrutturali. Si punta a mettere a sistema competenze e impianti sportivi. Vengono considerate anche le infrastrutture di mobilità e l'esperienza nell'organizzazione di grandi eventi. L'asse Torino-Milano-Genova è descritto come uno dei sistemi urbani più dinamici d'Europa.

L'integrazione economica, culturale e logistica tra queste città è considerata un punto di forza. Questo rende l'area particolarmente adatta per un evento di tale portata.

Sostenibilità economica e ambientale al centro

Un aspetto fondamentale del progetto è l'impegno verso la sostenibilità ambientale ed economica. Questo approccio è in linea con le direttive più recenti del Comitato Internazionale Olimpico. L'obiettivo principale è valorizzare le infrastrutture e gli impianti già esistenti.

Si punta a limitare al minimo la costruzione di nuove strutture. Il riuso di impianti sportivi, universitari e fieristici è una priorità. Il coinvolgimento delle imprese del territorio è considerato essenziale per il successo del progetto.

Questo modello mira a ridurre l'impatto ambientale complessivo. L'ottimizzazione delle risorse pubbliche è un altro obiettivo chiave. Si desidera generare benefici concreti e duraturi per le comunità locali coinvolte.

Un modello olimpico diffuso e innovativo

L'idea è quella di un modello olimpico diffuso. Questo approccio è pensato per minimizzare l'impatto ambientale e ottimizzare l'uso delle risorse pubbliche. L'obiettivo è garantire benefici tangibili e duraturi per le comunità locali.

L'esperienza maturata nell'organizzazione di grandi eventi internazionali è un punto di forza. Le città e le regioni coinvolte hanno una solida expertise. Si citano le Olimpiadi invernali di Torino 2006 e l'esperienza di Milano e Cortina 2026. A questi si aggiungono altri grandi eventi sportivi, culturali e fieristici ospitati regolarmente.

Il Nord-Ovest italiano dispone di competenze amministrative, tecniche e logistiche di alto livello. Il sistema infrastrutturale e di mobilità è tra i più avanzati del Paese. Le istituzioni intendono ora avviare una fase di confronto con il CONI, il Governo, il mondo dello sport e le università.

L'obiettivo è verificare la fattibilità della candidatura. Si guarda alle Olimpiadi estive del 2036 o, in alternativa, a quelle del 2040.

Il commento del governatore Fontana

Il governatore Attilio Fontana ha commentato positivamente la proposta. Ha sottolineato come questa nasca dall'esperienza concreta delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Queste sono state le prime Olimpiadi diffuse della storia.

Fontana ha evidenziato come questo modello abbia conquistato il mondo. La sua forza risiede nella capacità dei territori di collaborare. Si è saputo rispondere a esigenze diverse, mettendo a sistema competenze, infrastrutture e identità locali. La collaborazione tra territori è vista non solo come un valore, ma come una leva strategica. Permette di costruire progetti internazionali sostenibili, innovativi e capaci di generare benefici duraturi.

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