La Scala di Milano presenta un'opera rivoluzionaria di Debussy con la prima regia italiana di Romeo Castellucci. Il giovane direttore Maxime Pascal guiderà l'orchestra in un allestimento atteso.
Castellucci porta Debussy alla Scala per la prima volta
Il Teatro alla Scala di Milano apre le porte a un'opera dirompente. Pelléas et Mélisande di Claude Debussy viene presentato in un nuovo allestimento. La direzione musicale è affidata a Maxime Pascal, quarantenne talento emergente. Pascal definisce l'opera un punto di svolta. Ha «cambiato la musica», aprendo nuove strade ai compositori successivi. La regia è firmata da Romeo Castellucci. Per lui si tratta della prima regia d'opera commissionata da un importante teatro italiano. Castellucci è già noto per i suoi lavori in festival internazionali come Aix e Salisburgo.
L'opera di Debussy vanta una storia significativa alla Scala. Il teatro milanese ha già ospitato nove produzioni di questo titolo. Tra queste, spiccano quelle dirette da maestri come Arturo Toscanini e Victor De Sabata. Anche Claudio Abbado ha diretto un'edizione, con la regia di Antoine Vitez. L'ultima rappresentazione risale al 2005, sotto la bacchetta di Georges Prêtre. Questa nuova messa in scena si preannuncia come uno degli eventi più attesi della stagione.
Un cambio di direzione e una visione registica profonda
Inizialmente, la direzione musicale era stata affidata a Daniele Gatti. Tuttavia, a seguito della mancata nomina a direttore musicale della Scala, Gatti ha rinunciato. Al suo posto è subentrato Maxime Pascal. Il giovane direttore collaborerà nuovamente con Castellucci. Insieme, presenteranno anche una nuova produzione di Saint François d'Assise di Messiaen a Salisburgo.
Romeo Castellucci ha descritto Pelléas et Mélisande come un'opera «complessa e stratificata». Durante una conferenza stampa, che ha incluso anche una lezione per gli studenti dell'Accademia, ha sottolineato l'«incredibile coesione» tra testo e musica. Per il regista, la fiaba è la materia prima. Questa viene però «tramutata in una tragedia greca».
La trama e i misteri dell'opera
L'ambientazione è un mondo sospeso. Si tratta di una sorta di medioevo senza tempo. Golaud, interpretato da Simon Keenlyside, trova Mélisande (Sara Blanch) in una foresta. La sposa e la porta al castello. Lì vivono il re Arkel (John Relyea) e sua madre Geneviève (Marie-Nicole Lemieux). Anche il fratellastro di Golaud, Pélleas (Bernard Richter), si innamora di Mélisande. Questo amore, mai pienamente consumato, scatena i sospetti e la gelosia di Golaud. Egli arriva a chiedere al giovane figlio Ynoid di spiare i due amanti.
Nel ruolo di Ynoid, non ci sarà un soprano. Saranno invece alternati tre giovanissimi solisti del coro di voci bianche dell'Accademia: Alessandro De Gaspari, Allegra Maifredi e Alberto Tibaldi. L'età dei piccoli interpreti è di circa dieci anni.
Simbolismo, anacronismo e la visione di Debussy
Christian Longchamp, curatore della drammaturgia, ha evidenziato come ogni personaggio rimanga un enigma. «Ogni personaggio è un mistero», ha affermato. «Alla fine non sappiamo chi sono: rimangono un mistero». Questo mistero si gioca tra simbolismo ed eccessi.
Castellucci ha spiegato la sua scelta di utilizzare l'anacronismo. Questo strumento è «molto potente per leggere l'attualità». Il testo di Maeterlinck è definito «simbolista e drastico». Gli eventi accadono sempre a mezzanotte o a mezzogiorno. Ciò crea un contrasto tra oscurità e luce eccessiva. Vengono impiegati elementi pieni e vuoti per rappresentare il silenzio, elemento protagonista. La regia non offre una scena univoca. Si tratta piuttosto di un «gioco di estremi». Gli oggetti sono enigmatici e «piegano lo sguardo dello spettatore». L'obiettivo è quello di un'opera totale, in linea con la visione di Debussy.
Maxime Pascal ha concluso sottolineando la materialità della musica e del testo. «Tutte le note sono materia: acqua, vento, foresta», ha detto. «Ogni parola di Maeterlinck ha un senso diverso e lo stesso ha fatto Debussy con la musica».