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La Scala di Milano debutta con Pélleas et Mélisande di Debussy, segnando la prima regia d'opera italiana di Romeo Castellucci. L'opera è diretta da Maxime Pascal.

Castellucci porta Debussy alla Scala per la prima volta in Italia

Il Teatro alla Scala di Milano presenta un'opera innovativa. Si tratta di Pélleas et Mélisande di Claude Debussy. Questa produzione segna un momento importante. È la prima regia d'opera commissionata da un grande teatro italiano per Romeo Castellucci. Il regista è già noto per i suoi lavori in festival internazionali come Aix e Salisburgo. La direzione dell'orchestra è affidata a Maxime Pascal. Il giovane direttore, quarantenne, considera l'opera un punto di svolta nella storia musicale. Pascal afferma che Debussy «ha cambiato la musica, ha aperto una finestra per i compositori dopo di lui».

La prima rappresentazione è prevista per il 22 aprile. L'allestimento promette di essere uno degli eventi più attesi della stagione. L'opera di Debussy ha una storia significativa alla Scala. Ha visto ben nove produzioni importanti nel corso degli anni. Tra queste, spiccano quelle dirette da maestri come Arturo Toscanini e Claudio Abbado. L'ultima rappresentazione risale al 2005, sotto la direzione di Georges Prêtre.

Un cast di rilievo per un'opera complessa

Inizialmente, la direzione era stata affidata a Daniele Gatti. Tuttavia, a seguito della sua mancata nomina a direttore musicale della Scala, Gatti ha rinunciato. La scelta è ricaduta su Maxime Pascal. Pascal collaborerà nuovamente con Castellucci per una nuova produzione di Saint François d'Assise di Messiaen a Salisburgo. Questo dimostra la forte intesa artistica tra i due.

Romeo Castellucci ha descritto Pélleas et Mélisande come un'opera «complessa e stratificata». Durante una conferenza stampa, che si è trasformata in una lezione per gli studenti dell'Accademia, ha sottolineato l'incredibile coesione tra testo e musica. Per il regista, la fiaba è la materia fondamentale. Questa viene però «tramutata in una tragedia greca».

L'opera è ambientata in un mondo sospeso. Si presenta come un medioevo senza tempo. La trama segue Golaud, interpretato da Simon Keenlyside. Egli trova Mélisande (Sara Blanch) nella foresta e la sposa. La porta al castello dove vivono il re Arkel (John Relyea), sua madre Geneviève (Marie-Nicole Lemieux) e il fratellastro Pélleas (Bernard Richter). Pélleas si innamora di Mélisande, ricambiato. Questo amore non consumato scatena sospetti e gelosia in Golaud. Egli arriva a chiedere al giovane figlio Ynoid di spiarli.

Il ruolo di Ynoid è affidato a tre giovanissimi solisti del coro di voci bianche dell'accademia: Alessandro De Gaspari, Allegra Maifredi e Alberto Tibaldi. La scelta di utilizzare bambini del coro, anziché un soprano, aggiunge un elemento di originalità all'allestimento.

Mistero e simbolismo nell'opera di Debussy

Christian Longchamp, autore della drammaturgia, ha evidenziato il carattere enigmatico dei personaggi. «Ogni personaggio è un mistero», ha affermato. «Alla fine non sappiamo chi sono: rimangono un mistero». Questo mistero si muove tra simbolismo ed eccessi. Castellucci ha cercato di valorizzare la parte fiabesca attraverso l'uso dell'anacronismo. Questo strumento è considerato molto potente per interpretare l'attualità. Il testo è descritto come «simbolista è drastico».

Gli eventi si svolgono in momenti estremi, a mezzanotte o a mezzogiorno. Ciò crea contrasti di buio e luce intensa. Elementi pieni e vuoti vengono utilizzati per rappresentare il silenzio, un protagonista dell'opera. Non c'è una scena univoca, ma un gioco di estremi. Oggetti enigmatici piegano lo sguardo dello spettatore. Questo approccio rispecchia l'obiettivo di Debussy di creare un'opera totale.

Maxime Pascal ha concluso sottolineando la materialità della musica e delle parole. «Tutte le note sono materia: acqua, vento, foresta», ha spiegato. «Ogni parola di Maeterlinck ha un senso diverso e lo stesso ha fatto Debussy con la musica». L'opera promette un'esperienza immersiva e ricca di significato per il pubblico milanese.

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