Una mostra fotografica gratuita esplora l'anima di Bari attraverso scatti suggestivi. L'esposizione, intitolata 'Ombre su via Sparano', apre al pubblico il 15 aprile.
Un viaggio visivo nella città
Il progetto nasce da un'intuizione inaspettata. Tutto ha inizio con il ritrovamento di una vecchia polaroid. Questa immagine cattura un'icona del centro cittadino, palazzo Mincuzzi.
Da questo singolo scatto prende forma un'idea ambiziosa. La fotografa romana Giorgia concepisce il percorso espositivo. La mostra 'Ombre su via Sparano' vedrà la luce il prossimo 15 aprile. L'evento si terrà presso il Villaggio del Fanciullo, una location nel cuore del capoluogo pugliese.
L'intuizione iniziale viene poi sviluppata dal fotografo barese Luigi Mastantuono. Egli è anche il fondatore del gruppo Cuore Fotografico. Mastantuono trasforma l'idea in un'esposizione ben strutturata. Il suo lavoro dà vita a un vero e proprio itinerario visivo.
Molteplici sguardi sulla città
La realizzazione degli scatti ha visto la collaborazione di diversi artisti. Hanno contribuito con la loro visione e sensibilità. Tra questi figurano Regina Girone, Anna Maria Guerrieri, Sebastiano Amoruso, Alessandro Rahino e Annalisa Cifaldi. Il loro apporto ha creato una narrazione visiva corale.
Questa coralità permette di restituire molteplici prospettive sulla città. Ogni fotografo offre il proprio punto di vista unico. Il risultato è un mosaico di immagini che riflettono la complessità di Bari.
Tre sequenze narrative
L'esposizione si articola in tre sezioni distinte. Queste sezioni funzionano come sequenze sceniche. Il percorso inizia dal ritrovamento della fotografia originale. In questa fase, la protagonista è ancora immersa nella sua quotidianità romana.
Successivamente, il viaggio la porta altrove. Inizia un percorso che assomiglia a un'indagine. Bari diventa un luogo di riflessione. La città si trasforma in uno specchio e in un labirinto. Questo viene spiegato in una nota ufficiale sul progetto.
La terza e ultima sequenza è definita una 'rivelazione mancata'. Non si tratta di trovare risposte definitive. Piuttosto, emerge la consapevolezza di un legame. Viene evidenziata una linea spezzata tra il passato e il presente. Ogni scatto è un frammento narrativo.
Racconta un 'prima' e un 'dopo' che rimangono fuori campo. Questo approccio lascia ampio spazio all'interpretazione. Invita il visitatore a riflettere e a porsi domande. Il dubbio diventa parte integrante dell'esperienza.
Un'esperienza immersiva e gratuita
Il progetto espositivo è curato da due figure esperte. Elena Beloborodova, museologa, e Massimo Diodati, presidente dell'associazione culturale Noi che l'Arte, hanno supervisionato il lavoro. Quest'ultima associazione ha organizzato l'evento.
La mostra sarà visitabile gratuitamente. L'accesso è consentito fino al 30 aprile. Il viaggio fotografico è arricchito da una voce narrante. I visitatori possono accedervi tramite un Qr-code.
Osservare le fotografie significa dare voce alle immagini. Lo stile fotografico è volutamente cinematografico. Le inquadrature ricordano scene di film. L'atmosfera oscilla tra il genere noir, il neorealismo e il thriller psicologico.
Le luci sono spesso dure. Le composizioni fotografiche sono intenzionalmente sbilanciate. Lo sguardo del fotografo si pone in una posizione mediana. Oscilla tra la soggettività dell'artista e l'osservazione oggettiva della realtà. L'ingresso è libero per tutti gli interessati.