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Il regista Damiano Michieletto, noto per la sua visione anticonvenzionale, riceve il Premio Arbasino a Voghera. L'artista, che porterà il suo "Otello" alla Scala di Milano, riflette sul suo legame con le "provincialità" e l'eredità di Arbasino.

Damiano Michieletto premiato a Voghera

Il regista Damiano Michieletto sarà a Voghera per ricevere un importante riconoscimento. Il premio, intitolato ad Arbasino, gli sarà consegnato oggi pomeriggio. La cerimonia si terrà presso il teatro Valentino Garavani. Michieletto è considerato uno dei registi d'opera più innovativi a livello internazionale. La giuria lo ha scelto per il suo spirito affine a quello del celebre intellettuale vogherese. In 23 anni di carriera, ha diretto 84 produzioni. I suoi spettacoli hanno toccato palcoscenici in Europa, Australia, Cina e nelle Americhe. Ha inoltre contribuito alla cerimonia d'apertura di Milano-Cortina. Recentemente ha esordito alla regia cinematografica con il film “Primavera”.

Il regista si sente "arbasiniano"?

Interrogato sul legame con Arbasino, Michieletto ha ammesso sorpresa. Tuttavia, riconosce diverse affinità. Tra queste, l'eclettismo e il piacere di mescolare generi diversi. Apprezza anche lo spirito ironico e critico condiviso. La visione cosmopolita, tipica di chi viaggia molto, è un altro punto in comune. Il regista vive spesso con la valigia in mano. Questo stile di vita riflette la sua costante ricerca di nuovi stimoli.

Dalla provincia alla scena mondiale

Nonostante lo sguardo cosmopolita, Michieletto possiede un background profondamente provinciale. Lui stesso si definisce un «fierissimo provinciale». Proviene da un piccolo paese vicino a Venezia. La sua famiglia ha origini umili. Questo retroterra è stato fondamentale per la sua ascesa. Non essendo figlio d'arte, ha potuto seguire la propria strada. La sua spinta principale è stata la sete di stimoli. Ha lavorato sodo, commettendo anche errori. Questo approccio rispecchia la tradizione veneta.

La cosa più simile a un'opera di Arbasino che ha realizzato è un programma televisivo. Si intitolava “Il volo del calabrone”. Fu trasmesso su Rai 5 durante il periodo del Covid. Partiva dal titolo di un'opera lirica. Poi, con due ospiti, analizzava l'argomento. Il programma mescolava musica, letteratura, arte e filosofia. Michieletto non ci pensò all'epoca. Ma riconosce la somiglianza con il programma di Arbasino “Match: domande incrociate”. Ricorda una puntata con Monicelli e Moretti. Quel confronto generò contenuti interessanti.

L'interesse per la rappresentazione letteraria

Arbasino eccelleva nella letteratura. Michieletto lavora quotidianamente con testi letterari per le sue regie. L'interesse principale del regista risiede nella rappresentabilità di questi testi. Ama la concretezza della prosa. Allo stesso tempo, nutre un grande amore per la poesia. Quest'ultima la considera quasi intraducibile in termini visivi. La poesia rappresenta ciò che è meno rappresentabile per sua natura.

La sfida dell'"Otello" alla Scala

Riguardo all'"Otello" che dirigerà alla Scala di Milano, Michieletto non può fornire molti dettagli. La notizia non è ancora ufficiale. Tuttavia, anticipa la sfida principale. Dovrà unire una grande spettacolarità con la profondità psicologica dei personaggi. L'obiettivo è far coesistere il grande e il piccolo. Questi elementi dovranno sostenersi a vicenda. Anche questo aspetto, riflette il regista, ha un sapore arbasiniano.

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