Nuove ricerche riscrivono la cronologia dei soggiorni di Dante Alighieri a Verona. Le ipotesi attuali suggeriscono periodi diversi rispetto alle ricostruzioni tradizionali, basandosi su interpretazioni letterarie e storiche.
Nuove ipotesi sui soggiorni veronesi di Dante
Le visite di Dante Alighieri nella città scaligera sono sempre state oggetto di dibattito tra gli studiosi. Le recenti ricerche, in occasione del settimo centenario dalla morte del poeta, propongono una revisione delle date e delle circostanze dei suoi passaggi a Verona. Queste nuove interpretazioni si basano sull'analisi dei suoi scritti e su documenti storici, cercando di fare luce su un periodo della vita del poeta ancora avvolto da incertezze.
La precisa collocazione temporale di questi soggiorni è fondamentale. Essa permette infatti di comprendere meglio il rapporto tra Dante e la famiglia della Scala. Inoltre, getta nuova luce sulla sua personalità e sul suo ruolo politico in un'epoca di grandi fermenti.
Il primo periodo veronese di Dante
Determinare con esattezza il primo soggiorno veronese di Dante presenta diverse sfide. La mancanza di documentazione specifica costringe gli studiosi a basarsi su indizi testuali. I versi del XVII canto del Paradiso sono spesso citati come punto di partenza. Questi versi sembrano indicare un rifugio presso il «gran Lombardo», identificato con Bartolomeo della Scala. Egli portava sul suo stemma l'aquila imperiale.
L'ipotesi più accreditata collega questo primo periodo alla signoria di Bartolomeo della Scala. Tuttavia, le date rimangono controverse. Alcuni biografi collocano questo evento dopo la battaglia della Lastra. Questa battaglia, combattuta dai Guelfi Bianchi, risale al luglio 1304. Il professor Paolo Pellegrini, esperto di filologia dantesca, ha evidenziato un'incongruenza temporale. Bartolomeo della Scala, infatti, morì nel marzo 1304, mesi prima dello scontro.
Altre interpretazioni suggeriscono che Dante si sia recato a Verona per una missione diplomatica. Questa missione sarebbe avvenuta per conto dei Guelfi Bianchi. L'obiettivo era ottenere l'appoggio di Bartolomeo della Scala. Nonostante la missione non abbia avuto successo, Dante sarebbe rimasto in città per diversi mesi.
Riconsiderazione del primo soggiorno
Il professor Pellegrini ha proposto una ricostruzione più dettagliata. Secondo la sua analisi, Dante giunse a Verona già verso la fine del 1302. La sua visita iniziale fu una breve missione diplomatica. Era accompagnato da Scarpetta Ordelaffi, signore di Forlì. L'intento era preparare una guerra contro Firenze, cercando il supporto di Bartolomeo della Scala.
Il signore di Verona avrebbe inizialmente acconsentito. Tuttavia, decise di posticipare l'intervento militare all'estate. Successivamente, ritirò il suo appoggio. Dante, convinto i suoi compagni ad attendere, fu poi accusato di tradimento. Questo lo portò a rompere i legami con i Bianchi e ad abbandonare l'idea di un rientro armato a Firenze.
Il secondo soggiorno e la «Vita Nova»
La primavera del 1303 vede un possibile ritorno di Dante a Verona. Egli si sarebbe recato nuovamente alla corte di Bartolomeo della Scala, questa volta come esule politico. Questo periodo potrebbe essere associato alla sua opera giovanile «Vita nova», suggerendo una nuova fase della sua esistenza. La battaglia citata nei versi del Paradiso potrebbe non essere quella della Lastra. Potrebbe invece riferirsi allo scontro al Castello di Pulicciano, avvenuto nel marzo 1303.
Questa battaglia faceva parte delle guerre mugellane dei Guelfi Bianchi contro Firenze. Dante, tuttavia, non vi avrebbe partecipato direttamente. Questa ipotesi si basa su antichi commenti alla Commedia, come quello dell'Ottimo. Si appoggia anche alle cronache dello storico forlivese Biondo Flavio. Dante sarebbe rimasto a Verona per circa 10-11 mesi, fino al marzo 1304.
Cosa trovò Dante a Verona?
La presenza di Dante a Verona avvenne in un contesto di esilio. La città ospitava una significativa comunità di fiorentini. Molti di loro erano legati alle famiglie ghibelline degli Uberti, degli Ubriachi e degli Ervari. Nonostante le loro origini, questi fiorentini erano vicini a Dante per la loro opposizione al papato e ai Guelfi Neri. È probabile che il poeta abbia frequentato questi ambienti.
La città era anche un centro di attività commerciali. Numerosi fiorentini erano attivi nel commercio della lana e nel prestito di denaro. Dante, tuttavia, potrebbe non aver nutrito particolare stima per questi ambienti. Molti biografi sottolineano l'importanza della Biblioteca Capitolare per Dante. Qui avrebbe potuto incontrare Giovanni Mansionario, figura di spicco della biblioteca. Dante cita nel «De vulgari eloquentia» autori presenti nella Capitolare, come Livio, Plinio, Orosio e Frontino.
La professoressa Mariaclara Rossi ha inoltre ipotizzato la frequentazione da parte di Dante delle biblioteche degli ordini religiosi. Tra queste, quelle dei Domenicani a Santa Anastasia, dei Francescani a San Fermo e degli Agostiniani a Sant'Eufemia. Presso quest'ultimi, Dante potrebbe essere stato ospite all'inizio del suo soggiorno.
Motivi dell'addio a Verona nel 1304
Diversi fattori potrebbero aver spinto Dante a lasciare Verona nel marzo 1304. La morte di Bartolomeo della Scala, avvenuta il 7 marzo, rappresenta un evento cruciale. Inoltre, pochi giorni prima, il 2 marzo, era giunto a Firenze il cardinale Niccolò da Prato. Egli era stato inviato come paciere tra Guelfi Bianchi e Neri. Dante aveva indirizzato al cardinale la sua prima epistola, cercando una riconciliazione con i Guelfi Bianchi.