Il Fanfulla retrocede in Promozione dopo una stagione disastrosa. I tifosi, delusi, chiedono la cessione della società e un progetto serio per il futuro.
Il Fanfulla retrocede in Promozione
La stagione sportiva si è conclusa con un esito amaro per il Fanfulla. La squadra è stata ufficialmente retrocessa in Promozione. Questo verdetto è arrivato dopo l'ultima sconfitta, subita per 3-1 contro la Tritium Calcio. Il campionato era già da tempo una lenta agonia per i bianconeri. La sconfitta ha solo sancito un destino ormai segnato.
Si tratta del secondo salto all'indietro consecutivo per il club. Questo dato evidenzia la gravità della crisi che attanaglia la squadra. Il calcio lodigiano tocca così uno dei suoi punti più bassi degli ultimi decenni. La retrocessione non è una sorpresa per nessuno. Pesa però enormemente su una città che ha sempre visto nel Fanfulla un simbolo identitario.
Numeri che certificano il tracollo
I dati stagionali raccontano una storia di profonda sofferenza. La squadra ha ottenuto solo quattro vittorie in tutto il campionato. A queste si aggiunge una lunga serie di sconfitte, arrivata a quota 20 con l'ultima partita. La differenza reti è tra le peggiori del girone. Sono stati 41 i gol subiti e solo 16 quelli realizzati.
Il reparto offensivo è stato il peggiore della categoria. La difesa si è dimostrata una delle più fragili. Questi numeri, se confrontati con quelli delle squadre concorrenti, dimostrano una squadra mai veramente in grado di competere. La corsa per la salvezza è apparsa compromessa fin dalle prime battute.
Un passato glorioso lontano
I tempi della gloria sembrano ormai lontanissimi. Il Fanfulla visse il suo periodo d'oro tra il 1938 e il 1953. In quegli anni, il club conquistò due campionati di Serie C. Disputò inoltre ben 13 stagioni in Serie B. La prima promozione nella cadetteria fu epica. Avvenne dopo uno spareggio drammatico giocato a Pavia contro il Piacenza.
Per quella partita, migliaia di tifosi lodigiani si recarono a Pavia. Un vero esodo per sostenere la squadra. La crisi attuale del Fanfulla è ormai sistemica. Coinvolge non solo il campo da gioco. Riguarda anche tutto ciò che gravita attorno al club. Il legame con la città si è progressivamente indebolito. Si è trasformato in distanza e disaffezione.
Le parole dell'assessore Milanesi
L'assessore allo Sport e alla Cultura, Francesco Milanesi, ha espresso rammarico per la retrocessione. «Il Fanfulla è un patrimonio della città», ha dichiarato. «Va preservato». L'amministrazione si è sempre detta disponibile al dialogo. «Abbiamo gli strumenti per incidere», ha aggiunto Milanesi. «È tempo di costruire un progetto sportivo serio e duraturo».
Il progetto dovrebbe partire dal settore giovanile. Dovrebbe considerare anche l'aspetto sociale e le strutture. Il Fanfulla dovrebbe essere un punto di riferimento per lo sport cittadino. L'amministrazione si dice presente per chi vuole proiettare il club nel futuro. La tifoseria organizzata, tuttavia, ha una visione molto più critica.
La dura presa di posizione dei tifosi
I rappresentanti degli «Ultimi Guerrieri» definiscono la retrocessione «una sciagura annunciata». «È storica, essendo la seconda consecutiva», affermano. La curva, in protesta da oltre un anno, non ha mai mollato. La responsabilità è attribuita interamente alla proprietà. «Un caso unico in cui i Tufo sono riusciti a mettersi contro istituzioni, media e tifoseria», denunciano i tifosi.
Il futuro si prospetta in Promozione. Indipendentemente dalla categoria, i tifosi chiedono il ritorno del sostegno cittadino. Il primo passo fondamentale è la cessione della società. Questa deve avvenire a persone competenti. Rimane poi il problema delle strutture. La Dossenina necessita di ristrutturazione. Il campo della Faustina è inadeguato.
L'analisi dell'ex diesse Vito Cera
Anche Vito Cera, ex direttore sportivo del Fanfulla, non si dice sorpreso dalla retrocessione. «Il calcio non è per tutti, il pallone sì», ha commentato. «Per il calcio servono competenze tecniche e sportive». Sono necessarie organizzazione, equilibrio e continuità. Fondamentale è l'empatia con il territorio, i collaboratori, le istituzioni e i tifosi. Per queste ragioni, la doppia retrocessione non stupisce.
Il «Guerriero», simbolo storico di Lodi, sembra aver perso la propria anima. Questo è accaduto prima ancora di perdere i punti in classifica. La domanda che aleggia è: «E ora da dove si riparte?»
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