Il progetto del depuratore del Garda affronta nuovi ostacoli legali mentre attende l'approvazione ministeriale. Il Comune di Montichiari presenta ricorso al Consiglio di Stato, sollevando dubbi sulla sostenibilità e sulla gestione del progetto.
Nuovi ricorsi contro il depuratore del Garda
Il complesso iter per la realizzazione del depuratore del Garda subisce nuove battute d'arresto. Il progetto, ora nelle mani del ministero dell'Ambiente per l'approvazione definitiva, è oggetto di ulteriori contestazioni legali. Il Comune di Montichiari ha deciso di appellarsi al Consiglio di Stato.
L'obiettivo è ottenere non solo l'annullamento delle precedenti sentenze, ma anche un pronunciamento del TAR sulla questione. Questa mossa sottolinea la ferma opposizione di Montichiari al progetto, come dichiarato dal sindaco Marco Togni.
Il primo cittadino ha ribadito la sua contrarietà fin dal 2019. Togni critica la logica di convogliare gli scarichi depurati nel fiume Chiese. Sostiene che il fiume non possa sopportare ulteriori carichi inquinanti.
Critiche alla gestione del progetto
Il sindaco Togni ha espresso forti riserve sulla gestione complessiva del progetto da parte di Acque Bresciane. Ha definito l'operato dell'ente come caratterizzato da «incompetenza e pressapochismo».
Vengono citate valutazioni iniziali errate e continue modifiche progettuali. Togni paventa la possibilità di interessi esterni non ancora identificati.
La sua determinazione a proseguire la battaglia legale è chiara. L'intero processo è stato definito «complicato e forzatamente indirizzato». La complessità ha reso difficile anche per il TAR comprendere appieno la situazione.
Dubbi e perplessità dai sindaci gardesani
Anche alcuni amministratori locali del Garda nutrono perplessità. La consigliera regionale Paola Pollini (M5S) ha commentato che i problemi vengono riconosciuti con notevole ritardo.
Ha criticato il lungo silenzio mantenuto su queste criticità. Pollini contesta l'ingente spesa per il nuovo collettore. Suggerisce che si sarebbe potuto potenziare quello esistente a Peschiera.
Per anni, insieme a comitati e associazioni ambientaliste, si è chiesta un'analisi comparativa indipendente. Tale studio avrebbe dovuto valutare tutte le alternative progettuali.
Una valutazione terza e non condizionata avrebbe permesso una scelta trasparente e meno impattante. La priorità indicata è sempre stata la separazione delle acque nere da quelle bianche.
Sono stati segnalati i disagi per i cittadini causati dai cantieri e dalle nuove condotte. Si è inoltre espressa contrarietà alla localizzazione dei depuratori lungo il fiume Chiese.
Costi e finanziamenti incerti
Un nodo cruciale rimane quello delle risorse economiche. L'inflazione e l'aumento dei costi hanno fatto lievitare il prezzo dell'opera.
Si stima che il costo sia raddoppiato, se non triplicato. Non è ancora chiaro come verrà coperta questa spesa aggiuntiva.
Si teme che la situazione possa ripetersi come accaduto con la «Corda Molle». In quel caso, i cittadini si sono ritrovati a pagare il conto finale.
L'investimento iniziale previsto per il depuratore ammonta a circa 258 milioni di euro. A questa cifra si aggiungono oltre 51 milioni per spese tecniche e imprevisti.
Attualmente, il governo ha stanziato 90 milioni di euro. Tuttavia, i rincari delle materie prime e dell'energia potrebbero far aumentare significativamente il costo totale.
I lavori sono previsti per dieci anni, dal 2027 al 2036. Il progetto include oltre 60 chilometri di collettamento fognario.
È prevista anche una nuova condotta sublacuale tra Toscolano e Salò, lunga quasi 10 chilometri. Questa soluzione mira a evitare scavi lungo la Gardesana.
Questa notizia riguarda anche: