L'ex fidanzato di Pamela Genini, Francesco Dolci, è stato interrogato per 12 ore dai carabinieri di Bergamo. L'indagine riguarda la profanazione della tomba della giovane, uccisa lo scorso ottobre. Dolci si dichiara estraneo ai fatti e collaborativo con gli inquirenti.
Nuovi sviluppi sull'omicidio Genini
Francesco Dolci, ex compagno di Pamela Genini, la modella barbaramente uccisa a coltellate a ottobre, è stato sentito dai carabinieri per dodici ore. L'interrogatorio si è svolto presso il comando provinciale di Bergamo. La sua testimonianza è avvenuta il giorno prima della richiesta di giudizio immediato per Gianluca Soncin, l'uomo accusato dell'omicidio.
Le indagini si concentrano ora sulla misteriosa profanazione della tomba di Pamela, avvenuta nel cimitero di Strozza. Il feretro è stato violato da ignoti, con macabri dettagli che gli inquirenti stanno cercando di chiarire. Un team di periti sta analizzando i resti profanati per identificare i responsabili di questo grave atto.
La testimonianza di Francesco Dolci
Francesco Dolci, imprenditore edile di Sant’Omobono Imagna, ha parlato ai microfoni della trasmissione Rai 2 "Ore 14". Ha dichiarato di non essersi mai sentito un sospettato, ma piuttosto una persona chiamata a collaborare. «Mi hanno sentito tante, tante volte, anche 9 ore», ha affermato, aggiungendo di essere ormai abituato.
Dolci ha spiegato che gli inquirenti lo considerano «l’ultima memoria vivente della vita di Pamela». Molte persone, a suo dire, esitano a parlare per paura. Per questo, gli investigatori hanno chiesto il suo aiuto per chiarire aspetti della vita della giovane, utili alle indagini.
«Mi hanno chiesto della mia attività lavorativa di famiglia, un’impresa edile», ha raccontato Dolci. Ha inoltre rivelato di aver fornito agli inquirenti copie forensi di fotografie della lapide di Pamela. Queste immagini erano state da lui inviate anche ad amiche della ragazza, preoccupato per il suo stato di abbandono.
«Avevo già mandato le foto anche a un alto inquirente che ha seguito la vicenda del femminicidio», ha aggiunto. Ha poi sottolineato la presenza di un carabiniere psicologo durante l'interrogatorio.
Paure e minacce
«Mi ha chiesto delle persone che gravitavano intorno a Pamela», ha proseguito Dolci. Gli è stato anche domandato se riuscisse a dormire la notte. «Il giorno che è morta Pamela ho fatto una scelta di campo», ha concluso, ovvero assicurare alla giustizia chi le ha fatto del male.
Dolci ha ribadito di aver ricevuto minacce nelle settimane precedenti all'omicidio. Queste minacce erano state denunciate più volte in questura. Lui le collega a un'ipotesi di estorsione da parte di «imprenditori del crimine», ritenendo che siano collegati ai fatti accaduti nel camposanto di Strozza.
«Pamela temeva per la sua vita», ha affermato Dolci. Aveva raccontato di aver ascoltato con lei molte telefonate con questi "imprenditori del crimine". Pamela, suo malgrado, era finita vittima, sfruttata in un giro di riciclaggio internazionale. Questi messaggi sono ora al vaglio degli investigatori.
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