Farmacista di Renate, no-vax e accusato di falsi referti Covid, ottiene la messa alla prova. Dovrà svolgere lavori socialmente utili.
Farmacista no-vax affronta accuse a Monza
Un farmacista di Renate, noto per le sue posizioni no-vax, è stato chiamato a rispondere di presunti reati. Questi sarebbero legati a falsi referti di tamponi effettuati durante la pandemia di Covid. L'uomo, Marco S., ha ottenuto la messa alla prova. Questo percorso prevede lavori di pubblica utilità.
L'Ufficio per l'esecuzione penale esterna ha proposto un progetto specifico. Il farmacista svolgerà gratuitamente attività presso gli archivi di un comune della provincia di Monza. La vicenda giudiziaria lo vede coinvolto insieme alla sorella Clara. I fatti contestati risalgono a un periodo tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022.
Sospensione e indagini per i farmacisti
In precedenza, la farmacia era stata chiusa. L'accusa sosteneva che i titolari non si fossero sottoposti alla vaccinazione anti-Covid. Questo aveva portato alla sospensione dalla professione. Nonostante il divieto, i carabinieri del Nas hanno effettuato ispezioni. Hanno trovato i due fratelli al lavoro, contravvenendo all'ordinanza.
Le indagini sono partite dalla denuncia di una madre. Era insospettita dalle anomalie nel referto del tampone molecolare del figlio. Il referto sembrava essere stato falsificato. Né il laboratorio inizialmente indicato a Monza, né quello successivamente comunicato, avevano mai analizzato il materiale.
Referti sospetti e scontri con le autorità
Sono state avviate verifiche su tutti i tamponi gestiti dalla farmacia di Renate. Sono emersi circa quindici referti sospetti. Persone risultate negative al Covid senza alcuna verifica effettiva. Ciò significava potenziali positivi liberi di circolare.
Durante gli accertamenti, i fratelli si sarebbero rifiutati di fornire spiegazioni. Avrebbero anche rifiutato di firmare i verbali. Sono inoltre state segnalate offese nei confronti dei militari intervenuti. A quasi quattro anni dalle prime contestazioni, i farmacisti sono comparsi davanti al Tribunale di Monza.
La messa alla prova e la condanna precedente
I fratelli hanno richiesto e ottenuto la messa alla prova. Il procedimento riprenderà a maggio per le verifiche sul progetto concordato. Un'amministrazione comunale ha dato il suo consenso all'iniziativa. In un precedente giudizio, Marco S. era stato condannato in primo grado. La pena era di 1 anno con sospensione condizionale e una multa di 10mila euro.
Tuttavia, è stato assolto dall'accusa di lesioni colpose gravi. Questa accusa riguardava presunti danni causati da un'iniezione a un cliente. L'uomo aveva contratto un'infezione al braccio a seguito della puntura.
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