Le indagini sulla devastante frana di Niscemi del 25 gennaio hanno portato all'iscrizione di 13 persone nel registro degli indagati. Tra i nomi figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana, accusati di disastro colposo e danneggiamento.
Indagini sulla frana di Niscemi
La Procura di Gela ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. L'evento franoso ha causato danni ingenti e lo sfollamento di circa 1500 persone. Lo smottamento ha trascinato a valle abitazioni e veicoli. Molti edifici sono rimasti pericolosamente sospesi.
Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha annunciato la svolta nelle indagini. Tredici persone sono state formalmente iscritte nel registro degli indagati. L'inchiesta si concentra su diverse aree di responsabilità. L'obiettivo è accertare le cause e le omissioni che hanno portato alla tragedia.
Coinvolti ex presidenti della Regione Siciliana
Tra i nomi eccellenti figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana. Sono indagati Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani. La loro posizione è al vaglio degli inquirenti per eventi riconducibili al periodo della loro gestione.
Oltre ai politici, sono indagati anche ex e attuali dirigenti della Protezione Civile regionale. Tra questi, Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e l'attuale capo Salvo Cocina. Sono coinvolti anche direttori regionali come Vincenzo Falgares e Salvo Lizio. Completano l'elenco Maurizio Croce, Sergio Tuminello, Giacomo Gargano e il responsabile dell'ATI incaricata delle opere di mitigazione.
Fasi dell'indagine sulla frana
L'indagine della Procura di Gela è stata suddivisa in tre fasi distinte. La prima fase riguarda la mancata realizzazione delle opere di mitigazione. Queste opere avrebbero potuto prevenire o ridurre i danni della frana. Erano state previste dopo il primo grande smottamento del 1997. Si indaga anche sul mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio.
Nel 1999 fu stipulato un contratto d'appalto per interventi del valore di 12 milioni di euro. Tuttavia, i lavori non furono mai eseguiti. Il contratto con l'ATI aggiudicataria venne risolto nel 2010. Per questa prima parte dell'indagine, ci sono 13 indagati.
La seconda fase dell'inchiesta si concentrerà sui mancati interventi per la raccolta e la gestione delle acque piovane e reflue. Questi sistemi sono stati identificati come causa scatenante del fronte franoso. La terza fase riguarda la 'zona rossa'. Si analizzano le aree colpite dalla frana del 1997 e quelle vicine al cratere, già segnalate come ad altissimo rischio. Si indaga sui mancati sgomberi, demolizioni e autorizzazioni edilizie.
Per le ultime due fasi, il lavoro dei magistrati è appena iniziato. L'elenco degli indagati è quindi destinato ad allungarsi. La Procura mira a fare piena luce sulle responsabilità.
Questa notizia riguarda anche: