A Monza, le testimoni Karima El Mahroug (Ruby) e Barbara Guerra sono comparse in tribunale ma hanno scelto di non rispondere alle domande. Il processo riguarda una presunta tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.
Testimoni chiamate a deporre sul caso
Karima El Mahroug, nota come Ruby, e Barbara Guerra sono apparse questa mattina presso il Tribunale di Monza. Entrambe hanno esercitato la facoltà di non rispondere. La loro presenza era richiesta in quanto imputate di reati connessi al processo noto come "Ruby ter". L'udienza era stata fissata per il mese di maggio.
La convocazione è stata disposta dai legali Stefano Gerunda e Corrado Viazzo. Questi professionisti difendono Giovanna Rigato. La Rigato è un'ex concorrente del Grande Fratello. È imputata per tentata estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi. La vicenda si sarebbe svolta nel 2016.
Secondo l'accusa, la Rigato avrebbe richiesto una somma considerevole. Inizialmente si parlava di 500mila euro. Successivamente la richiesta sarebbe salita a 1 milione di euro. L'incontro sarebbe avvenuto a Villa San Martino, ad Arcore. La Rigato lamentava danni d'immagine e psicologici. Questi derivavano dal suo coinvolgimento in inchieste giudiziarie. Lamentava anche l'interruzione di contributi economici ricevuti da Berlusconi.
Silenzio in aula per le ex olgettine
Nella precedente udienza, Ruby aveva comunicato la sua assenza. Aveva dichiarato di trovarsi a Genova per allattare. Barbara Guerra, invece, aveva informato di risiedere all'estero. La Guerra è un'ex ragazza immagine di un locale noto. Era stata sfrattata da una villa a Bernareggio dopo la morte di Berlusconi. La villa le era stata concessa in comodato d'uso.
Nonostante ciò, i legali della Rigato hanno ottenuto una nuova convocazione. Entrambe le donne si sono quindi presentate a Monza. Ruby ha evitato qualsiasi commento. Barbara Guerra ha espresso rammarico. Ha dichiarato: «Mi dispiace che dopo 16 anni ancora si debba parlare di queste vicende». Ha aggiunto che questi eventi le hanno causato «danni psichici».
La testimonianza dell'imputata Rigato
In aula era presente anche Giovanna Rigato. Si è sottoposta all'interrogatorio. Ha dichiarato: «Il dottor Berlusconi mi doveva risarcire». Ha spiegato di essersi ritrovata coinvolta nei processi. Ha affermato che Berlusconi si era sempre detto disponibile ad aiutarla. Questo perché aveva un figlio piccolo. Il suo contratto da giornalista in Mediaset non veniva rinnovato. Viveva in un bilocale.
La Rigato ha aggiunto: «Prima mi aveva chiesto di testimoniare in suo favore, poi mi sono ritrovata imputata». Ha negato di essere mai stata una "Olgettina". Ha partecipato alle cene solo un paio di volte. Se ne andava verso le 23-24. Questo perché nel 2010 aveva avuto un bambino. Con Berlusconi si era parlato di un appartamento o di un vitalizio.
L'imputata ha negato categoricamente di aver mai minacciato Silvio Berlusconi. Ha sostenuto: «Ma ero molto arrabbiata perché avevo faticato molto per ottenere la qualifica di giornalista pubblicista». Ha concluso dicendo: «E invece il mio nome è stato legato a quel calderone giudiziario».
Gli eredi di Silvio Berlusconi si sono costituiti parte civile nel processo. La prossima udienza è fissata per ottobre. Si discuterà il processo.
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