Condividi
AD: article-top (horizontal)

A Milano, il pubblico ministero ha richiesto tre condanne all'ergastolo per l'incendio di uno showroom avvenuto nel settembre 2024. Il rogo causò la morte di tre giovani cinesi.

Richiesta di ergastoli per incendio mortale

Il pubblico ministero di Milano, Luigi Luzi, ha formulato una richiesta di tre ergastoli. Le pene includono anche sei mesi di isolamento diurno. La richiesta riguarda gli imputati per l'incendio doloso avvenuto il 12 settembre 2024. Il rogo si sviluppò in un magazzino-showroom situato in via Cantoni, a Milano. Tre giovani cittadini cinesi persero la vita nel tragico evento. Tra le vittime, due fratelli di 18 e 17 anni e un ragazzo di 24 anni. Le famiglie delle vittime si sono costituite parte civile. La Corte d'Assise di Milano sta esaminando il caso. I giudici togati sono Antonella Bertoja e Sofia Fioretta.

Le giovani vittime dello showroom

Nel devastante incendio hanno perso la vita Pan An, 24 anni, Yinjie Liu, 17 anni, e Yindan Dong, 18 anni. Questi ultimi erano fratello e sorella. Si trovavano come ospiti nel magazzino. L'edificio fungeva da showroom per arredamenti. La struttura si trova in via Ermenegildo Cantoni 3. La strada è situata dietro la stazione ferroviaria Certosa. L'area è nella periferia nord-ovest di Milano. I giovani furono sorpresi nel sonno dalle fiamme. Hanno tentato la fuga senza successo.

I tre imputati e le accuse

I tre uomini processati sono stati arrestati nel dicembre 2024. L'indagine è stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo. L'esecutore materiale presunto è Washi Laroo, 27 anni. Si ritiene che sia lui ad aver appiccato il fuoco. Laroo è stato estradato dall'Olanda in Italia. Questo è avvenuto dopo l'esecuzione di un mandato d'arresto europeo. Gli altri due imputati sono Yijie Yao e Bing Zhou. Sono considerati i presunti mandanti del reato. Le accuse includono omicidio volontario plurimo. L'aggravante è il "nesso teleologico". Sono imputati anche per incendio e tentata estorsione. Durante le perquisizioni è stata rinvenuta della droga.

Il movente del debito e le intercettazioni

Le indagini suggeriscono che il movente dell'incendio fosse un debito. Il proprietario del magazzino avrebbe dovuto saldare 40mila euro ai mandanti. Le vittime, ospiti nella struttura, dormivano al momento del rogo. I tentativi di fuga furono vani. Le conversazioni intercettate sono state cruciali. Il pubblico ministero le ha citate nella sua requisitoria. Queste intercettazioni hanno permesso di ricostruire i fatti e le responsabilità. La prossima udienza è fissata per il 27 aprile. In tale data interverranno le difese degli imputati.

Le dichiarazioni in aula

Il titolare dello showroom, insieme a suo figlio, ha testimoniato in aula. Ha raccontato di una telefonata ricevuta la sera dell'incendio. Il suo interlocutore gli comunicò del rogo e dell'impossibilità di uscire. Lui suggerì di cercare riparo in bagno. Successivamente, non ebbe più contatti. L'uomo ha negato di avere debiti con i mandanti. L'esecutore materiale presunto, Washi Laroo, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Ha cercato di discolparsi dall'accusa di aver appiccato l'incendio. Gli altri due imputati, invece, hanno tentato di scaricare la responsabilità su di lui durante i loro interrogatori.

Le prossime udienze e la sentenza

L'avvocato delle parti civili, Fan Zheng, ha sottolineato la giovane età delle vittime. Ha definito la loro morte come un strappo dalle famiglie e dalla vita. Ha parlato di un contesto criminale. Tra i legali di parte civile figura anche Rocco Francesco Paradisi. Le difese presenteranno le loro argomentazioni alla fine di aprile. La sentenza è attesa entro giugno. Questo termine è legato alla necessità di Washi Laroo di rientrare in Olanda a luglio. Lì deve affrontare altri procedimenti giudiziari.

AD: article-bottom (horizontal)