Condividi
AD: article-top (horizontal)

La madre di Giovanni Sala esprime profondo dolore e rabbia dopo l'assoluzione dei due vigilantes accusati della morte del figlio. La famiglia annuncia ricorso contro la sentenza.

Dolore e incredulità dopo l'assoluzione

Lucia Cosenza, madre di Giovanni Sala, ha manifestato un dolore straziante dopo la sentenza che ha assolto i due vigilantes. Quest'ultimi erano imputati per omicidio preterintenzionale. La donna, visibilmente scossa, ha dichiarato: «Non vivo più da quando mio figlio è morto». Ha poi aggiunto: «Come faccio a uscire da quest’aula, tornare a casa e sapere che questi due, che sono due bestie, sono liberi?».

Giovanni Sala, 34 anni, è deceduto nella zona di Rogoredo, Milano. La madre ha mostrato un ciondolo con la foto del figlio, sottolineando la sua innocenza. «Gianni non ha nemmeno alzato un dito per difendersi», ha affermato con le lacrime agli occhi. La sentenza della Corte d’Assise di Milano ha scosso profondamente la famiglia.

Anche il padre, Giampiero Sala, presente in aula, si è detto attonito. Ha pronunciato poche, ma significative parole: «È una vergogna, ma non finisce qui». La famiglia Sala non intende arrendersi di fronte a questo verdetto.

La scriminante dell'adempimento del dovere

La Corte ha accolto la scriminante dell'“adempimento di un dovere”. Questa è prevista dall'articolo 51 del codice penale. I giudici hanno ritenuto i due vigilantes non punibili. Hanno agito, secondo la loro convinzione, per proteggere un sito sensibile. La difesa aveva evidenziato i presunti 17 tentativi di accesso del giovane alla sede degli studi televisivi.

I fatti risalgono alla notte tra il 19 e il 20 agosto 2023. Giovanni Sala si trovava davanti alla sede di Sky. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno documentato il suo stato di agitazione. Gli esami tossicologici hanno rivelato la presenza di cannabinoidi e un elevato tasso di cocaina.

Il giovane si avvicinava ripetutamente all'ingresso. Si accasciava al suolo e si rialzava, rischiando di essere investito dalle auto. Le guardie giurate intervenivano con metodi sempre più energici. Lo immobilizzavano a terra, tenendolo fermo tra il cordolo del marciapiede e la strada. Un ginocchio di uno dei vigilantes era appoggiato sulla sua schiena.

Le cause del decesso e le manovre di contenimento

Giovanni Sala è deceduto per arresto cardiaco sotto la stretta dei vigilantes. L'ultimo movimento del capo è stato registrato alle 12.48. La madre, Lucia Cosenza, ha descritto la scena con parole di profonda amarezza: «Basta guardare i video per capire come hanno trattato mio figlio: lo hanno trattato come uno straccio, come se non fosse niente».

Il processo si è concentrato sulle evidenze medico-legali. Si è cercato di stabilire le cause esatte della morte del giovane. Quest'ultimo era descritto come una persona fragile, con problemi di tossicodipendenza. Tre sono state le concause individuate durante le udienze.

Queste includono un'acuta intossicazione da cocaina. Vi è stata anche un'ischemia miocardica, la cui insorgenza poteva precedere i fatti. Infine, l'ipoventilazione polmonare, direttamente connessa alle manovre di contenimento corporeo.

Le richieste dell'accusa e le motivazioni della difesa

L'accusa ha sostenuto che la manovra di immobilizzazione sarebbe stata letale anche per un soggetto sano. Questo se protratta per oltre tre minuti. La durata dell'immobilizzazione di Sala sarebbe stata inferiore. La difesa, invece, ha argomentato che il ragazzo versava già in condizioni critiche. Sarebbe deceduto anche se trasportato in pronto soccorso.

Il pubblico ministero, Alessandro Gobbis, aveva richiesto condanne fino a sei anni per i due imputati. Aveva definito Sala «molesto e petulante», ma mai un pericolo. Il PM aveva sottolineato la mancanza di stretta necessità nell'uso della violenza. Aveva evidenziato l'assenza di legittima difesa o violazione di domicilio. Si trattava solo di una «violenza non necessaria», secondo la sua requisitoria.

Queste argomentazioni dell'accusa sono state respinte dai giudici di primo grado. La famiglia Sala, tramite i propri legali, ha annunciato l'intenzione di impugnare la sentenza. L'avvocato Andrea Orabona, che assiste la famiglia insieme all'avvocata Giulia Piva, ha definito il verdetto «assolutamente ingiusta, ingiustificata e ingiustificabile».

La reazione della famiglia e le prossime mosse

La madre di Giovanni Sala ha ribadito il suo dolore e la sua incredulità: «Mio figlio non respira più, me lo hanno ucciso e quei due escono da qui contenti e impuniti. Che giustizia è questa?». La famiglia attende ora le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 90 giorni. Successivamente, presenteranno ricorso.

La vicenda solleva interrogativi sulla gestione delle situazioni di disagio e sull'uso della forza da parte del personale di vigilanza. La battaglia legale della famiglia Sala è appena iniziata.

AD: article-bottom (horizontal)