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La difesa di due imputati nel processo Morandi a Genova chiede l'assoluzione totale. Si contesta la mancata repertazione di 80 metri di strallo e la tardiva iscrizione nel registro degli indagati.

Prove nulle e richiesta di assoluzione

L'avvocato Marcello D'Ascia, legale di due imputati di Aspi, ha ribadito una richiesta sorprendente. Ha chiesto la nullità della perizia fondamentale. Questo perché, a suo dire, non sono stati repertati 80 metri di strallo. La mancata acquisizione di questo materiale impedirebbe di dimostrare la tesi dell'accusa. La difesa sostiene che l'unico difetto del ponte fosse legato al reperto 132. Questo difetto sarebbe stato causato da un vizio di costruzione occultato. L'avvocato ha sottolineato come il resto delle macerie non mostrasse degrado nei cavi.

La mancata repertazione da parte della procura è considerata clamorosa. Ha impedito il contraddittorio nella fase successiva all'emergenza. Questo ha di fatto leso il diritto alla difesa. Il legale ha replicato alle spiegazioni del pm Airoldi. Quest'ultimo aveva affermato che il cemento si era polverizzato nel crollo. D'Ascia ha invece evidenziato che i cavi d'acciaio, non certo sbriciolati, avrebbero dovuto essere repertati.

La tesi dell'accusa e le altre difese

La tesi dell'avvocato D'Ascia non scalfisce la posizione dell'accusa. Quest'ultima ha richiesto 400 anni di pena complessivi. Gli imputati sono 57 in totale. L'accusa si basa sull'assunto che, dopo la messa in sicurezza delle pile 11 e 10 negli anni '90, Aspi, Spea, Mit e i consulenti del Provveditorato non siano intervenuti sulla pila 9. Quest'ultima ha causato la tragedia del 2018, con 43 vittime.

Prima di D'Ascia, era intervenuto l'avvocato Rinaldo Romanelli. Egli difende gli ispettori Spea Trimboli, Ruggeri e Melandri. Sono accusati di aver falsificato i report sui controlli autostradali. Romanelli ha affermato che i pm contestano un omicidio senza prove concrete. I report che i suoi assistiti avrebbero alterato non esisterebbero. Si farebbe riferimento solo a schede informatiche. Queste non sono mai state stampate né firmate. Mancano quindi gli elementi necessari per contestare i falsi.

Romanelli ha definito le tesi dell'accusa come suggestive e prive di fondamento. Ha paragonato la situazione a un racconto fantasioso. Ha evidenziato la mancanza di prove concrete a sostegno delle accuse.

Il contesto del processo

Il processo riguarda il crollo del Ponte Morandi a Genova. L'evento catastrofico ha causato la morte di 43 persone. La difesa punta a dimostrare vizi procedurali e la mancanza di prove decisive. La richiesta di assoluzione totale si basa su questi aspetti. La procura, invece, insiste sulla responsabilità dei gestori e dei consulenti per omessa manutenzione. La discussione prosegue, con nuove argomentazioni che emergono dalle controrepliche.

Domande e Risposte

Cosa è stato contestato dalla difesa nel processo Morandi?
La difesa di due imputati Aspi ha contestato la mancata repertazione di 80 metri di strallo e la tardiva iscrizione nel registro degli indagati. Si chiede la nullità della perizia fondamentale.

Qual è la tesi dell'accusa riguardo al crollo del Ponte Morandi?
L'accusa sostiene che i gestori del viadotto (Aspi, Spea, Mit e consulenti) non siano intervenuti sulla pila 9 dopo la messa in sicurezza delle pile 11 e 10 negli anni '90. Questo avrebbe portato alla tragedia del 2018.

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