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Un ingegnere del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti rivela che la relazione del progettista Morandi segnalava chiaramente la fragilità del ponte Polcevera. Le sue dichiarazioni rafforzano la tesi di controlli insufficienti prima del crollo.

La relazione Morandi indicava fragilità del ponte

L'ingegnere Placido Migliorino, definito un «super ispettore» dalla procura, ha rilasciato dichiarazioni cruciali riguardo al crollo del ponte Morandi. Migliorino, consulente della Procura al processo «Morandi Bis» a Genova, ha spiegato che la relazione originale del progettista Morandi evidenziava la natura «isostatica» del viadotto. Questa caratteristica implicava una mancanza di ridondanza strutturale.

Di conseguenza, l'opera era considerata più fragile. Un singolo difetto poteva compromettere l'intera struttura. Per questo motivo, secondo Migliorino, il ponte necessitava di controlli estremamente rigorosi. Queste affermazioni sono state rese in un'intervista esclusiva a Primocanale.

Tre tecnici confermano la tesi di controlli inadeguati

Le parole di Migliorino trovano eco nelle dichiarazioni di altri due ingegneri di rilievo. Emmanuele Codacci Pisanelli, ex collaboratore di Morandi e teste al processo, e Mario De Miranda, ingegnere che nel 2013 ricevette una richiesta da Spea per un progetto di sostituzione del viadotto Polcevera, hanno espresso concetti simili. Questi tre tecnici smentiscono la difesa degli imputati.

I legali degli imputati sostengono che la relazione di Morandi fosse vaga. Secondo loro, non indicava la necessità di controlli approfonditi. Un avvocato ha persino definito l'atteggiamento di Morandi «criminale», accusandolo di aver nascosto un difetto di costruzione.

La relazione imponeva controlli serrati

Migliorino ha aggiunto dettagli significativi, anche se inizialmente a microfoni spenti. Ha affermato che la relazione del progettista imponeva controlli molto serrati. Secondo l'ingegnere, Morandi lanciava un chiaro allarme sulla fragilità del ponte. Era necessario un monitoraggio continuo, ben oltre le prescrizioni normative che prevedono controlli straordinari ogni tre mesi.

Queste dichiarazioni suggeriscono che la consapevolezza dei rischi era presente già nella documentazione progettuale. La gestione successiva avrebbe ignorato o sottovalutato questi avvertimenti.

Segnali premonitori del crollo

L'ingegnere Migliorino ha garantito che, nei giorni e mesi precedenti al crollo del 14 agosto 2018, vi furono segnali evidenti. Questi segnali, secondo lui, dovevano essere rilevati da qualcuno. I cavi d'acciaio non cedono improvvisamente, ma gradualmente. Sintomi come deformazioni del manto stradale o fessurazioni negli stralli erano visibili.

Chiunque li avesse notati avrebbe dovuto intervenire immediatamente. La sua testimonianza rafforza l'idea di un crollo annunciato. L'assenza di interventi tempestivi è quindi al centro delle indagini.

La gestione privata e i controlli di sicurezza

Migliorino ha avuto confronti accesi con Autostrade per l'Italia (Aspi) riguardo alle modalità di sorveglianza. Ha espresso un parere netto sulla differenza tra gestione statale e privata. Lo Stato non ha come obiettivo primario la massimizzazione del profitto. Il privato, invece, deve garantire un ritorno economico agli investitori.

Questo può portare a risparmi su voci come la manutenzione. Sebbene la ricerca del profitto sia legittima, non deve andare a discapito della sicurezza. Oltre certi limiti, risparmiare significa compromettere la sicurezza delle infrastrutture.

Investimenti per la rete ligure

Dopo il crollo, Migliorino ha partecipato alle ispezioni in Liguria come consulente della procura. Ha notato che il programma di interventi per la regione era imponente, con costi previsti di parecchi miliardi di euro. Questi fondi erano destinati alla manutenzione nell'arco di un decennio.

L'entità degli investimenti previsti suggerisce la consapevolezza di un bisogno di recupero o azzeramento di criticità pregresse. La scala degli interventi era giustificata dalla necessità di affrontare problemi significativi.

Gerarchie e timore nelle aziende

Riguardo alla gestione delle grandi aziende negli anni '80 e '90, Migliorino ha riconosciuto l'influenza delle gerarchie. Nelle aziende private, la soggezione verso i superiori è maggiore rispetto al settore pubblico. La tendenza a gestire in modo aggressivo e dittatoriale poteva scoraggiare i sottoposti dall'esprimere dissenso.

Questo clima poteva favorire il crollo del Morandi, poiché nessuno osava contraddire i vertici, anche di fronte a errori evidenti. Nello Stato, le responsabilità sono meno gerarchiche e più legate alle funzioni.

Vigilanza: ispezioni fisiche delle opere

Migliorino ha risposto con fermezza alla linea difensiva di alcuni colleghi del MIT imputati. Essi sostenevano che il loro compito fosse solo leggere le carte, non controllare fisicamente le opere. L'ingegnere ha chiarito la sua interpretazione del termine «vigilanza».

Per lui, significa ispezioni e verifiche fisiche delle strutture. Uffici ispettivi territoriali devono eseguire sopralluoghi. Lo Stato ha il dovere di vigilare attivamente sulle infrastrutture.

Il soprannome "mastino"

L'ingegnere ha ammesso di essersi sentito lusingato quando ha scoperto che i dirigenti di Aspi e Spea lo chiamavano «il mastino». Questo soprannome, dato per la sua attenzione nei controlli, indicava che le sue iniziative venivano prese sul serio dalla società concessionaria. L'obiettivo di garantire un controllo efficace era quindi raggiunto.

Il suo modo di lavorare ha spesso generato contrasti con le società concessionarie. Questi confronti sono avvenuti sia prima che dopo il crollo, in particolare riguardo ai programmi di manutenzione. Una legge del 1967 impone ancora precise disposizioni per le opere.

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