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Undici ultras della Sampdoria, arrestati per disordini durante il derby di Coppa Italia, hanno evitato il processo scegliendo riti alternativi. La decisione è attesa per il 1° ottobre 2026.

Ultras Sampdoria evitano il processo

Nessuno degli undici ultras della Sampdoria, arrestati per i disordini del 25 settembre 2024, affronterà un processo ordinario. La decisione è stata presa questa mattina davanti alla giudice per l'udienza preliminare Angela Nutini. Tutti gli imputati hanno optato per percorsi legali alternativi.

Gli avvocati Matteo Carpi, Pietro Bogliolo e Antonio Rubino hanno assistito i tifosi. Cinque hanno richiesto la messa alla prova. Questa opzione prevede lo svolgimento di lavori di pubblica utilità. Se completata con successo, il reato viene estinto.

Gli altri sei ultras hanno invece scelto il rito abbreviato. La Procura, rappresentata dalla PM Monica Abbatecola, ha espresso parere negativo su tre richieste di messa alla prova. La giudice ha quindi richiesto ai legali di presentare un programma dettagliato per i propri assistiti. La decisione finale è stata rinviata alla prossima udienza, fissata per il 1° ottobre 2026.

I fatti del derby di Coppa Italia

I disordini sono iniziati già nel pomeriggio del giorno del derby. Verso le 14:00, le due tifoserie avevano tentato un contatto nei pressi dello stadio. Le forze dell'ordine sono intervenute prontamente per sedare gli animi. Nonostante l'intervento, alcuni ultras hanno reagito in modo violento.

Sono stati lanciati oggetti contro polizia e carabinieri. Tra i materiali usati, bottiglie, bastoni e persino segnali stradali. La tensione è aumentata ulteriormente prima della fine della partita. L'esposizione di striscioni storici, precedentemente rubati, ha scatenato una vera e propria guerriglia urbana.

I tafferugli si sono protratti per diverse ore. Le violenze sono continuate fino alle 23:00. Durante gli scontri, sono rimasti feriti 38 agenti delle forze dell'ordine. L'episodio ha segnato negativamente la giornata sportiva.

Le conseguenze per gli ultras

La scelta dei riti alternativi permette agli ultras di evitare il giudizio ordinario. La messa alla prova, se accolta, comporterà un percorso di reinserimento sociale. Il rito abbreviato, invece, prevede uno sconto di pena in caso di condanna.

La decisione della giudice Nutini sarà cruciale per il futuro dei tifosi coinvolti. La presentazione di programmi dettagliati è fondamentale per le richieste di messa alla prova. L'esito dell'udienza del 1° ottobre 2026 definirà le responsabilità individuali.

Domande frequenti

Cosa significa messa alla prova per un ultras?

La messa alla prova, o sospensione del procedimento con messa alla prova, è un istituto giuridico che permette all'imputato di svolgere lavori di pubblica utilità o altre attività riparatorie. Se il percorso viene completato con esito positivo, il reato viene estinto e non ci sarà condanna.

Perché gli ultras hanno scelto riti alternativi?

La scelta dei riti alternativi, come la messa alla prova o il rito abbreviato, è spesso strategica. Permette di evitare un processo ordinario, che potrebbe portare a pene più severe. La messa alla prova, in particolare, offre la possibilità di evitare la condanna attraverso un percorso di recupero.

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