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La procura di Gela indaga sugli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana per la frana di Niscemi. Fondi stanziati nel 1997 per opere di mitigazione non sarebbero mai stati spesi.

Frana Niscemi: indagine si allarga

Un vasto smottamento ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta. L'evento, avvenuto a gennaio, ha riacceso i riflettori su una precedente frana del 1997. Le indagini della procura di Gela hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati di tredici persone. Tra queste figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana. L'accusa principale riguarda la mancata realizzazione di opere strutturali. I fondi destinati a tali interventi non sarebbero mai stati utilizzati.

Il procuratore Salvatore Vella ha definito la frana del 25 gennaio «la più grande d’Europa». Le indagini si concentrano sul periodo compreso tra il 2010 e il 2026. Sono coinvolti i presidenti regionali in carica in quegli anni. Si indaga anche su dirigenti della Protezione civile e soggetti attuatori. Viene inoltre esaminato il ruolo del responsabile dell'Ati incaricata dei lavori post-frana del 1997. Gli indagati devono rispondere di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.

Inchiesta divisa in tre fasi

La procura ha delineato un piano investigativo articolato in tre fasi distinte. La prima fase mira ad accertare la mancata attuazione delle opere di mitigazione. Queste opere avrebbero potuto prevenire o ridurre l'impatto della frana del 2026. La mancata esecuzione dei lavori previsti dopo la frana del 1997 è al centro di questa prima fase. Essa ha già portato all'identificazione dei primi tredici indagati.

La seconda fase dell'inchiesta si concentrerà sulla raccolta e la gestione delle acque bianche e nere. L'importanza di questi sistemi idrici nell'innesco della frana era già stata evidenziata nel 1997. La terza fase riguarderà la cosiddetta «zona rossa». Questa area, identificata nel 1997 come ad altissimo rischio, potrebbe non essere stata sgomberata o gli edifici non demoliti. Si verificherà anche l'eventuale blocco di nuove costruzioni.

Questi accertamenti potrebbero portare a ulteriori indagati. Nei prossimi giorni, gli attuali indagati saranno ascoltati dalla procura. Nel frattempo, verranno acquisiti ulteriori documenti. Il procuratore Vella ha dichiarato che si verificherà il rilascio di nuove autorizzazioni edilizie. Saranno anche accertate eventuali costruzioni abusive. I tredici indagati sono stati iscritti per la mancata realizzazione delle opere di mitigazione.

I fatti della frana

Nelle prime ore del 16 gennaio, una frana di notevoli dimensioni ha interessato Niscemi. Il movimento franoso ha coinvolto l'area a ovest del centro abitato. La lunghezza del fronte di frana ha superato 1,5 chilometri. Successivamente, il 25 gennaio, si è riattivato un fronte di frana nella zona sud della città. Questo fronte, risalente al 1997, ha avuto un'estensione superiore a 2 chilometri. L'area instabile si è sviluppata per circa 4,7 chilometri.

Il movimento ha interessato diversi settori del territorio, inclusi il torrente Benefizio. Le scarpate di distacco presentavano altezze considerevoli, con picchi superiori a 50 metri. La frana ha comportato l'istituzione di una zona rossa estesa. Oltre 1500 persone sono state evacuate. La collina si è letteralmente mossa verso la Piana di Gela.

Opere mai realizzate secondo la procura

Dopo la frana del 1997, erano stati stanziati circa 23 miliardi delle vecchie lire. Questi fondi, equivalenti a circa 12 milioni di euro, erano destinati alla realizzazione di opere di mitigazione. Tuttavia, secondo la procura, i lavori appaltati a un'Ati non sarebbero mai stati eseguiti. Il procuratore Vella ha sottolineato che già nel 1997 esistevano indicazioni precise su come intervenire. Nonostante ciò, i fondi sono rimasti nelle casse regionali.

Lo smottamento del 25 gennaio è stato definito dal procuratore Vella come «la frana più grande d’Europa». L'affermazione evidenzia la gravità dell'evento e le potenziali conseguenze. La mancata spesa dei fondi stanziati rappresenta un punto cruciale dell'indagine. Si ipotizza una grave omissione nella gestione delle risorse pubbliche destinate alla sicurezza del territorio.

Elenco degli indagati

Tra gli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani. Sono indagati anche dirigenti della Protezione civile regionale. Tra questi, l'attuale dirigente generale Salvo Cocina e gli ex capi Pietro Lo Monaco e Calogero Foti. Anche il direttore regionale Vincenzo Falgares è coinvolto, in qualità di soggetto attuatore delle ordinanze sul rischio frana.

Sono indagati anche i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico: Salvo Lizzio, Maurizio Croce, Sergio Tumminello e Giacomo Gargano. Infine, è indagata Sebastiana Coniglio, responsabile dell'Ati che avrebbe dovuto realizzare le opere dopo la frana del 1997. L'inchiesta prosegue e non si ferma, con ulteriori sviluppi attesi nei prossimi giorni.

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