Le aziende manifatturiere di Cuneo registrano un miglioramento delle previsioni per il secondo trimestre 2026. Nonostante un cauto ottimismo, persistono forti timori legati all'aumento dei costi di materie prime, trasporti ed energia.
Manifatturiero cuneese guarda al futuro con speranza
Le imprese associate a Confindustria Cuneo manifestano un sentimento di moderato ottimismo. Questo emerge dall'analisi congiunturale delle previsioni per il secondo trimestre dell'anno 2026. I dati sono stati presentati insieme ai risultati consuntivi dell'anno precedente.
Il presidente degli industriali cuneesi, Mariano Costamagna, ha sottolineato la resilienza del sistema produttivo locale. Ha affermato che «emerge con chiarezza la resilienza del sistema produttivo piemontese e cuneese». Dopo un periodo di difficoltà, le aziende manifatturiere tornano a guardare avanti. Lo fanno con un sentimento di speranza concreto, seppur cauto.
Le aspettative per ordini totali e produzione mostrano un trend positivo. Questo contrasta con i dati di dicembre, che erano ancora negativi. Il saldo relativo all'export rimane sotto la soglia positiva. Tuttavia, si registra un miglioramento, con il dato che risale a -2,1%.
Servizi in difficoltà, investimenti stagnanti
Lo scenario per il settore dei servizi appare meno incoraggiante. Gli indici generali mostrano un peggioramento. Questo è in parte attribuito alle tensioni geopolitiche e all'aumento dei costi energetici. La crisi in corso, innescata da eventi internazionali, incide negativamente su questi aspetti.
Gli investimenti in nuovi impianti rimangono un punto dolente. La percentuale di aziende che investono è ferma al 18,2%. Questo dato indica una stagnazione nell'innovazione e nell'espansione delle capacità produttive.
Le preoccupazioni sui costi sono diffuse. Una larga maggioranza di imprese prevede aumenti significativi. Il 75,2% delle aziende attende rincari per le materie prime (commodity). L'82,3% prevede aumenti per la logistica e i trasporti. L'84% delle imprese teme un incremento dei costi energetici.
Export in calo, ma fatturato in crescita
Le esportazioni verso i Paesi del Medio Oriente rappresentano una quota marginale. Non superano il 4% del totale delle esportazioni. L'impatto di eventuali crisi in queste aree è quindi limitato.
Tuttavia, il 2025 ha visto un calo delle esportazioni verso i principali mercati di sbocco. La Francia, che rappresenta il 17% dell'export, ha registrato un calo del -7,1%. Anche la Germania, con quasi il 13%, ha visto una diminuzione simile, pari a -7,1%.
Gli Stati Uniti, che costituiscono il 7% dell'export totale, hanno registrato una contrazione del 6%. Questi dati evidenziano una tendenza generale di rallentamento sui mercati internazionali.
Nonostante queste sfide, l'anno 2025 si è concluso con risultati positivi per molte aziende. Il 39,4% delle imprese intervistate ha visto aumentare il proprio fatturato. La maggioranza, il 68,1%, ha chiuso l'anno in utile. Inoltre, il 22,3% delle aziende è riuscita a ridurre il proprio indebitamento netto.
Solo il 21,1% delle aziende ha incrementato gli investimenti. Questo dato è confrontato con il trend osservato negli ultimi tre anni. La prudenza negli investimenti sembra prevalere, nonostante i buoni risultati di fatturato e utili.