Una donna di 48 anni, accusata di aver ucciso suo zio di 89 anni, è stata scarcerata a Colli Verdi in attesa del processo d'appello. La decisione è arrivata dopo la condanna in primo grado.
Donna scarcerata dopo condanna omicidio zio
Liliana Barone, 48 anni, ha ottenuto la libertà nei giorni scorsi. La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata revocata. Questo avviene nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Carlo Gatti, 89 anni. L'anziano fu trovato senza vita nella sua abitazione a Canavera, frazione di Colli Verdi. La donna era stata condannata in primo grado a 12 anni di reclusione. La sentenza per omicidio volontario risale al 30 settembre 2025. Il procedimento non è ancora definitivo e si attende il giudizio d'appello.
La scarcerazione non implica un'assoluzione. Significa piuttosto che non sussistono più le condizioni per mantenerla agli arresti. Dopo la sentenza di primo grado e il deposito delle motivazioni, il giudice ha rivalutato la situazione. Le esigenze cautelari che avevano giustificato la misura sono venute meno. Sono stati considerati attenuati i rischi di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. La fase istruttoria è infatti conclusa. Le prove sono state acquisite.
Barone è ora a piede libero. Può rimanere nella propria abitazione e muoversi liberamente. Rimane comunque a disposizione dell'autorità giudiziaria. Affronterà le fasi successive del processo. La difesa ha già annunciato ricorso in Corte d'Appello. L'intera vicenda sarà riesaminata.
La vicenda della morte di Carlo Gatti
La morte di Carlo Gatti risale alla notte tra il 3 e il 4 febbraio 2024. L'episodio avvenne nella villetta di famiglia a Canavera. Secondo la ricostruzione accolta in primo grado dal giudice Luigi Riganti, l'anziano sarebbe stato colpito. Fu poi lasciato a terra senza soccorsi immediati. La chiamata al 118 arrivò molte ore dopo. Questa condotta è stata ritenuta compatibile con l'ipotesi di omicidio volontario dal tribunale.
La versione della difesa, rappresentata dall'avvocata Laura Sforzini, è però differente. Secondo questa tesi, si sarebbe trattato di un incidente domestico. L'anziano era già fragile e con problemi di salute. La donna, che quella notte avrebbe assunto alcol e farmaci, avrebbe scoperto la situazione solo al mattino. Trovò lo zio già privo di vita e chiamò i soccorsi in ritardo.
Le indagini e le consulenze contrastanti
Durante le indagini e il processo sono emerse consulenze contrastanti. I carabinieri del Ris hanno interpretato la scena come compatibile con un'aggressione. Il consulente della difesa, Dario Redaelli, ha invece evidenziato elementi non coerenti con un colpo violento e volontario. Anche l'autopsia ha rilevato diverse lesioni. Tra queste, traumi al volto e fratture. Tuttavia, non è stata indicata una dinamica certa in modo univoco.
Un altro punto centrale del caso riguarda il tempo trascorso tra il presunto evento e la chiamata ai soccorsi. L'accusa sostiene che questo ritardo abbia peggiorato le condizioni dell'anziano. La difesa insiste sul fatto che la donna fosse in stato di alterazione. Non si sarebbe resa conto immediatamente della gravità della situazione. Con la revoca dei domiciliari, Barone non è più sottoposta a restrizioni personali. Rimane imputata e dovrà affrontare il processo d'appello. Una nuova e decisiva fase del procedimento si apre. La vicenda giudiziaria, iniziata con i fatti del 4 febbraio 2024 nella casa di Colli Verdi, è quindi tutt'altro che conclusa.