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Persone con disabilità ritrovano la passione per la moto grazie a corsi specifici. L'iniziativa, nata a Cervesina, mira a restituire un senso di libertà e autonomia attraverso la guida sportiva.

Corso di guida per disabili a Cervesina

La passione per la moto non conosce limiti, nemmeno quelli imposti dalla disabilità. A Cervesina, sul circuito “Tazio Nuvolari”, si è tenuto un corso di guida sicura rivolto a persone con disabilità. L'evento ha permesso a molti di risalire in sella, ritrovando un senso di libertà e autonomia perduti.

Tra i partecipanti c'era Saverio, 28 anni, che ha subito un grave incidente in moto l'8 febbraio 2025. L'impatto gli ha causato la perdita del braccio sinistro. Saverio, che era prossimo a diventare vigile del fuoco, ha trovato nella moto una nuova ragione di vita.

«La moto per me è tutto», ha dichiarato Saverio, arrivato da Lecce per partecipare. Ha sottolineato la rarità di realtà che offrono queste opportunità. Nonostante l'incidente abbia stravolto i suoi piani, gli ha aperto nuove prospettive. Voleva aiutare gli altri come pompiere, ma ora intende farlo diventando un esempio attraverso le competizioni motociclistiche.

L'associazione 'Diversamente disabili' e la sua missione

L'associazione “Diversamente disabili” (abbreviata “Di.Di”) è stata fondata dai piloti Chiara Valentini ed Emiliano Malagodi. L'organizzazione si dedica a dimostrare che la disabilità non è un ostacolo insormontabile. Da 13 anni, l'associazione ha aiutato oltre 500 persone a tornare in sella.

Di queste, circa 200 hanno scelto di intraprendere un percorso agonistico. I motociclisti con disabilità, escludendo quelli in carrozzina che competono in categorie dedicate, possono partecipare a gare contro piloti normodotati. Questo dimostra l'inclusività e l'alto livello raggiunto nel settore.

Chiara Valentini ha raccontato come è nata l'associazione. Lei ed Emiliano si sono conosciuti in pista, dove lui gareggiava nonostante una protesi alla gamba. La sua determinazione ha ispirato la creazione di “Di.Di”, iniziata con poche moto modificate. La notizia si è diffusa rapidamente, attirando partecipanti da tutto il mondo.

Partner e obiettivi dell'associazione

Oggi, “Di.Di” vanta collaborazioni importanti con marchi come Bridgestone e Bmw. Queste aziende supportano l'associazione nelle gare sia in Italia che all'estero. La partnership testimonia il valore e la credibilità del progetto.

L'obiettivo di “Di.Di” va oltre il semplice aspetto sportivo. L'associazione organizza anche attività di mototerapia negli ospedali e corsi di educazione stradale. Queste iniziative mirano a migliorare la qualità della vita dei partecipanti.

«Quello che vogliamo operare in questi ragazzi è un cambio di ottica», ha spiegato Valentini. L'idea è che, superando la sfida di guidare una moto a velocità elevate, gli ostacoli quotidiani diventino gestibili. Un gradino o un parcheggio occupato non rappresentano più un problema insormontabile.

Il superamento del trauma e il senso di libertà

La terapia proposta dall'associazione sembra dare ottimi risultati. Samuele Maltauro, 33 anni e in sedia a rotelle, ha dovuto attendere anni per poter tornare a guidare a causa della riabilitazione. «Non vedevo l’ora», ha affermato.

Per molti, il trauma dell'incidente è attenuato dal fatto di non ricordare l'evento. Tuttavia, il ricordo delle sensazioni provate in moto è fortissimo. Le scampagnate con gli amici e il senso di libertà sono emozioni potenti che spingono a riprovarci.

I corsi di guida sicura offerti da “Di.Di” rappresentano un'opportunità concreta per riconquistare la propria indipendenza. La moto diventa così uno strumento di rinascita e di affermazione personale, dimostrando che la disabilità può essere superata con passione e determinazione.

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