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Un'importante operazione dei Carabinieri ha portato a 15 arresti in diverse province. Le accuse includono associazione mafiosa, omicidi, tentati omicidi, estorsioni e possesso di armi da guerra.

Operazione antidroga dei Carabinieri a Catanzaro

I Carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare. L'operazione ha coinvolto 15 persone. Cinque di loro erano già detenute. L'azione si è svolta nella mattinata odierna. I militari del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno coordinato le operazioni. Hanno ricevuto supporto dallo Squadrone eliportato Cacciatori di “Calabria”. L'8° Nucleo elicotteri ha anch'esso partecipato. L'ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro. La richiesta è arrivata dalla Direzione distrettuale antimafia. L'indagine ha toccato diverse regioni italiane.

Indagine sulla faida tra cosche calabresi

Gli indagati sono accusati a vario titolo di gravi reati. Tra questi figurano associazione mafiosa e omicidio. Sono contestati anche tentato omicidio ed estorsione. Quest'ultima è aggravata dal metodo mafioso. È stata accertata anche la detenzione e il porto illegale di armi. Si tratta sia di armi comuni che da guerra. L'indagine è stata coordinata dalla Dda di Catanzaro. I Carabinieri di Vibo Valentia hanno condotto gli accertamenti. Le attività si sono protratte per un lungo periodo. Sono state utilizzate intercettazioni e riscontri. Sono state analizzate anche le dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Le indagini preliminari hanno delineato la gravità indiziaria. Si è ricostruita la faida tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele. Entrambe le cosche sono riconducibili alla locale di Ariola.

Ricostruiti omicidi e tentati agguati

Gli inquirenti hanno ricostruito due episodi cruciali. Il primo è l'omicidio di Zupo Antonino, classe 1981. Apparteneva alla cosca Emanuele. L'omicidio avvenne il 22 settembre 2012. Il secondo episodio è il tentato omicidio di Tassone Domenico, classe 1985. Anche lui era legato alla cosca Emanuele. Questo agguato si verificò il 25 ottobre 2012. Durante quest'ultimo evento, rimase ucciso accidentalmente Filippo Ceravolo, classe 1993. La vittima era estranea alla criminalità organizzata. La cosca Loielo avrebbe cercato di riprendere il controllo. L'area di interesse era quella delle Preserre vibonesi. Dal 2002, la cosca Emanuele era egemone in zona. Questo tentativo avvenne dopo gli omicidi di Giuseppe e Vincenzo Loielo. Sono stati documentati anche due tentati omicidi. Le vittime erano sempre Zupo, prima del suo assassinio.

Estorsioni e traffico di armi da guerra

Tra i reati contestati figura un'estorsione aggravata. Un imprenditore locale fu costretto a pagare 20 mila euro. Il pagamento era destinato alla cosca Loielo. Erano previste anche somme mensili non quantificate. È stata documentata anche una tentata estorsione. La vittima era una ditta edile. L'azienda stava realizzando lavori pubblici a Sorianello. Un capitolo importante riguarda le armi. Durante le indagini sono state sequestrate diverse armi. Sono state trovate cinque pistole e sette fucili. Tra questi figurava un Kalashnikov AK-47. L'operazione si è conclusa con perquisizioni. I militari hanno effettuato controlli personali e domiciliari. Questi riguardavano altri soggetti. Si ritiene che appartengano alla struttura criminale. Gli sviluppi dell'inchiesta mirano a contrastare la criminalità organizzata. L'obiettivo è disarticolare le dinamiche mafiose nel vibonese.

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Chi sono le cosche Loielo ed Emanuele?

Le cosche Loielo ed Emanuele sono due 'ndrine calabresi. Entrambe sono riconducibili alla locale di Ariola. La faida tra queste due organizzazioni è stata al centro delle indagini. Hanno combattuto per il controllo del territorio nelle Preserre vibonesi.

Quali reati sono stati contestati nell'operazione?

I reati contestati includono associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Sono state accertate anche la detenzione e il porto illegale di armi comuni e da guerra.

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