Condividi
AD: article-top (horizontal)

Una ricerca innovativa suggerisce che l'Etna potrebbe avere un'origine vulcanica senza precedenti a livello globale. Questo studio, che coinvolge università svizzere e italiane, potrebbe rivoluzionare la comprensione del rischio vulcanico.

Una genesi vulcanica senza eguali

L'origine dell'Etna potrebbe distinguersi da ogni altro vulcano conosciuto. Il meccanismo che ne ha determinato la nascita ricorda quello dei piccoli vulcani sottomarini. Tuttavia, nel caso dell'Etna, questo processo interessa un sistema di dimensioni considerevoli. La sua attività eruttiva è iniziata circa 500.000 anni fa. Oggi, il vulcano supera i 3.000 metri d'altezza sul livello del mare.

Questa nuova prospettiva sulla sua genesi arriva da uno studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research. La ricerca è stata condotta dall'Università di Losanna con la partecipazione di Anna Rosa Corsaro, ricercatrice dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania.

Nuove implicazioni per il rischio vulcanico

La scoperta getta una nuova luce sulle frequenti eruzioni dell'Etna. Permette inoltre ai ricercatori dell'Ingv di valutare meglio il rischio vulcanico associato. L'Etna è il vulcano più attivo d'Europa. È anche uno dei più attentamente monitorati a livello mondiale. Nonostante ciò, i modelli geologici attuali non spiegano completamente la sua formazione.

Il vulcano siciliano non rientra nei tre meccanismi principali di formazione dei vulcani terrestri. Non si trova al confine tra placche tettoniche. Non è un vulcano esplosivo legato a zone di subduzione, come il Monte Fuji in Giappone. Non è nemmeno un vulcano da 'hotspot', come le isole Hawaii o La Réunion, che si formano al centro delle placche tettoniche.

Analisi chimica e tettonica

L'Etna si trova vicino a una zona di subduzione. La sua composizione chimica, però, assomiglia a quella dei vulcani da hotspot. Questo accade nonostante l'assenza di strutture di questo tipo nelle sue vicinanze. I ricercatori hanno analizzato campioni di lava per studiare l'evoluzione chimica del vulcano.

L'analisi copre il periodo dalla sua formazione, circa 500.000 anni fa, fino ai giorni nostri. È emerso che il materiale eruttato è rimasto sostanzialmente invariato nel tempo. Questo è avvenuto nonostante i cambiamenti nel regime tettonico. I dati indicano che l'Etna è alimentato da piccole quantità di magma. Questo magma si trova nel mantello superiore, a circa 80 chilometri di profondità.

Questi magmi vengono trasportati verso la superficie in modo sporadico. Ciò avviene a causa dei complessi movimenti tettonici. Questi movimenti sono legati alla collisione tra la placca africana e quella eurasiatica.

Una quarta categoria di vulcani?

Secondo Sébastien Pilet, professore presso la Facoltà di Geoscienze e Ambiente dell'Università di Losanna, il vulcano siciliano potrebbe appartenere a una quarta categoria. Questa categoria comprende i cosiddetti vulcani 'petit-spot'. Questi sono stati descritti per la prima volta nel 2006 da geologi giapponesi. La scoperta apre nuove prospettive. Permette di comprendere meglio come altri sistemi vulcanici potrebbero formarsi in diverse parti del mondo.

AD: article-bottom (horizontal)