La crisi energetica, acuita dal conflitto nel Golfo, sta mettendo a dura prova i pescatori di Camogli. L'aumento vertiginoso dei costi del gasolio minaccia la sopravvivenza delle imbarcazioni, con il rischio concreto di dover interrompere l'attività.
L'impatto del conflitto sul settore ittico
Le tensioni internazionali nel Golfo e la conseguente impennata dei prezzi del petrolio stanno avendo ripercussioni significative su diverse attività economiche. Tra queste, il settore della pesca si trova ad affrontare una situazione critica.
La Liguria, con il suo importante indotto legato al mare, vede in Camogli un simbolo della marineria locale. Qui, le imbarcazioni da pesca, specialmente quelle di maggiori dimensioni, stanno vivendo un momento di profonda difficoltà.
Abbiamo raccolto la testimonianza di George, proprietario di un peschereccio di 17 metri. La sua voce esprime la preoccupazione diffusa tra i colleghi, che temono di dover abbandonare la professione se le condizioni di mercato non dovessero migliorare a breve termine.
Aumento esponenziale del gasolio blu
Il costo del gasolio, definito «blu» dai professionisti del settore, è schizzato alle stelle. George illustra come, in passato, la spesa per il carburante rappresentasse circa il 50% dell'incasso giornaliero.
Attualmente, questa percentuale è salita vertiginosamente, arrivando a toccare l'80% del ricavo. Ciò significa una drastica riduzione del margine di guadagno, rendendo l'attività sempre meno sostenibile.
«Oggi non sono uscito perché non mi conviene», spiega il pescatore. Il rischio di non pescare abbastanza e di sprecare prezioso carburante rende la scelta di rimanere in porto una decisione obbligata.
Prima del conflitto, la situazione era ben diversa. Il costo del gasolio era nettamente inferiore. George ricorda di aver pagato il carburante circa 0,72 centesimi al litro. Ieri, invece, il prezzo era salito a 1,40 euro, e oggi si parla addirittura di 1,60 euro al litro.
Nonostante l'incertezza sulla cifra esatta, la tendenza al rialzo è inequivocabile e preoccupante per gli operatori del settore.
Le difficoltà nella vendita del pescato
La questione dei costi non si ferma al rifornimento. L'aumento delle spese per il carburante non si traduce automaticamente in un aumento del prezzo di vendita del pesce.
George vende il suo pescato ai grossisti, non direttamente al dettaglio. Sebbene i grossisti abbiano aumentato leggermente i prezzi, questi incrementi sono contenuti. L'obiettivo è evitare che il prodotto diventi troppo costoso per i consumatori finali, rischiando di compromettere le vendite.
«La gente poi non li compra più», afferma il pescatore, sottolineando il delicato equilibrio del mercato.
La conseguenza è che, nonostante qualche piccolo aggiustamento dei prezzi da parte dei grossisti, i pescatori si ritrovano comunque a guadagnare meno rispetto a prima. La differenza tra i costi in aumento e i ricavi stagnanti sta diventando insostenibile.
Il futuro incerto della pesca a Camogli
La situazione attuale genera grande apprensione per il futuro. George esprime chiaramente il timore di non riuscire più a sostenere le spese. Il mutuo per l'acquisto della barca è ancora da saldare, e la prospettiva di dover interrompere l'attività è un vero e proprio «disastro».
Se le condizioni attuali dovessero persistere, molti pescherecci, soprattutto quelli più piccoli e meno efficienti, rischiano di non poter più operare. La comunità di pescatori di Camogli attende con ansia segnali di miglioramento, sperando in una soluzione che possa scongiurare la chiusura di un'attività storica e vitale per il territorio.