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La Procura di Caltanissetta ipotizza che la strage di via D'Amelio sia stata anticipata a causa delle scoperte del giudice Borsellino sulla strage di Capaci. L'accelerazione sarebbe stata una misura preventiva.

La testimonianza di Borsellino accelerò i tempi

I magistrati di Caltanissetta hanno avanzato una nuova ipotesi. L'esecuzione della strage di via D'Amelio, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta, potrebbe essere stata accelerata. La causa sarebbe un intervento del magistrato il 25 giugno 1992. L'evento si tenne presso Casa Professa.

In quell'occasione, Borsellino parlò con grande determinazione. Dichiarò pubblicamente di essere un testimone. Riguardava aspetti che avevano portato all'isolamento di Falcone. Poi, alla sua tragica eliminazione. Avrebbe riferito direttamente all'autorità giudiziaria di Caltanissetta. Per questo, non poteva menzionare nulla nell'assemblea.

I magistrati ritengono che Borsellino non fosse solo un investigatore. Era un testimone autorevolissimo. Probabilmente, l'unico in grado di fornire elementi cruciali. Questi elementi potevano chiarire la strage di Capaci. O almeno, indirizzare le indagini in modo decisivo.

La strage come misura preventiva

L'ufficio di Procura è convinto di una causa specifica. L'accelerazione della strage di via D'Amelio sarebbe stata una funzione preventiva. Si lega alle funzioni retributive. Ovvero, la vendetta. Ma anche a quelle destabilizzanti. Secondo il pensiero di Totò Riina, si trattava di fare la guerra per poi fare la pace.

Il depistaggio delle indagini sull'attentato di via D'Amelio aveva uno scopo preciso. Fornire una lettura ridotta delle cause. Le riduceva a una semplice vendetta di Cosa Nostra. Escludeva interessi esterni all'associazione mafiosa. Questo depistaggio, durato anni, mirava a nascondere la verità.

Ricondurre la strage di via D'Amelio a un'operazione di vendetta. Escludendo ogni funzione preventiva. Non fornirebbe una spiegazione logica all'accelerazione. L'accelerazione fu, senza dubbio, un fatto concreto.

Nessun vantaggio per Cosa Nostra

La Procura di Caltanissetta afferma con certezza. La strage di via D'Amelio avvenne solo 56 giorni dopo quella di Capaci. Questo evento non portò alcun vantaggio all'organizzazione mafiosa. Al contrario, portò all'adozione di provvedimenti legislativi. Il più importante fu la stabilizzazione del regime del 41 bis. Misure certamente negative per Cosa Nostra.

L'archiviazione di una delle indagini aperte a carico di ignoti sulla strage. Questo è quanto richiesto dai pm. Le loro conclusioni offrono una nuova prospettiva. Sull'accelerazione dei tempi e le motivazioni dietro la strage. L'intervento di Borsellino a Casa Professa sembra essere la chiave.

La sua volontà di rivelare informazioni cruciali. Riguardo agli eventi che portarono alla morte di Falcone. Questo avrebbe rappresentato un pericolo. Un pericolo concreto per l'organizzazione. La strage di via D'Amelio sarebbe stata una reazione. Una reazione disperata per impedire queste rivelazioni.

Le indagini sulla strage di via D'Amelio continuano. Nuovi elementi emergono. La Procura di Caltanissetta punta a una ricostruzione più completa. Una ricostruzione che tenga conto di tutti i fattori. Inclusi i tentativi di depistaggio. E le possibili motivazioni preventive.

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