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Le semine del mais sono iniziate in provincia di Brescia, ma gli agricoltori affrontano costi aggiuntivi significativi a causa del conflitto in Iran. L'aumento dei prezzi dei fattori produttivi grava pesantemente sul settore.

Aumento costi semina mais bresciano

Le operazioni di semina del mais sono ufficialmente iniziate nei campi bresciani. Gli agricoltori si trovano però ad affrontare una situazione economica complessa. Secondo le stime del Centro Studi Divulga, ogni ettaro coltivato comporta un incremento di costo pari a 200 euro. Questa cifra rappresenta un onere aggiuntivo non indifferente per le aziende agricole locali.

Coldiretti Brescia ha quantificato l'impatto economico del primo mese di conflitto. L'aumento dei costi per la coltivazione del mais bresciano ha raggiunto la notevole cifra di 14 milioni di euro. Questa escalation è dovuta principalmente all'impennata dei prezzi di elementi fondamentali per la produzione agricola. Tra questi spiccano il gasolio, necessario per i macchinari, e i fertilizzanti, indispensabili per la crescita delle colture.

Impatto su allevamenti e filiera

L'incremento dei costi di produzione non si limita ai campi dove viene seminato il mais. Le ripercussioni si estendono anche al settore degli allevamenti. L'alimentazione del bestiame, infatti, subisce un aumento diretto a causa dell'incremento dei prezzi dei mangimi. Questo si traduce in maggiori spese per gli allevatori bresciani, aggravando ulteriormente la loro situazione economica.

Per le stalle, produrre una tonnellata di latte ora costa 40 euro in più rispetto al periodo precedente l'inizio dei disordini in Medio Oriente. Anche il comparto suinicolo non è esente da queste difficoltà. I costi aggiuntivi legati alle settimane di conflitto si traducono in aumenti fino a 35 euro per ogni tonnellata di prodotto.

Appello per una strategia europea

Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia, ha lanciato un appello per una risposta europea coordinata. La tregua, seppur fragile, raggiunta in Medio Oriente dovrebbe rappresentare un'opportunità. È necessario implementare una strategia europea immediata e strutturale. Questa strategia deve mirare alla difesa dei settori produttivi e dei cittadini consumatori. Servono risorse e strumenti concreti per proteggere gli asset strategici del paese.

Tra questi asset strategici, l'agricoltura e la produzione di cibo rivestono un'importanza primaria. A queste si affiancano settori cruciali come l'energia e la difesa nazionale. La collaborazione europea è vista come fondamentale per affrontare le sfide economiche attuali.

Richieste a Bruxelles e Roma

Il Governo italiano ha già approvato una misura importante. Si tratta del credito d'imposta per il gasolio agricolo, esteso alle aziende agricole. Questa iniziativa, nata anche da una proposta di Coldiretti, rappresenta un primo passo. Tuttavia, la fase di temporaneo allentamento delle tensioni deve spingere l'Europa ad agire con maggiore decisione. L'obiettivo è evitare di essere impreparati in caso di una nuova escalation del conflitto.

Coldiretti sottolinea l'importanza di escludere i fertilizzanti dal sistema Ets. Questa esclusione è fondamentale per prevenire ulteriori distorsioni competitive nel mercato. Parallelamente, è necessario rafforzare le politiche di sostegno agli investimenti. L'agricoltura di precisione è indicata come una soluzione indispensabile. Essa permette di ridurre la dipendenza energetica e contenere i costi di produzione.

La confederazione agricola critica l'atteggiamento attuale della Commissione Europea. La presidente Ursula Von der Leyen e parte dell'esecutivo comunitario sembrano scaricare il peso della crisi sui singoli Stati. Coldiretti auspica invece una risposta unitaria, coordinata e lungimirante da parte dell'intera Unione Europea.

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