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La Procura di Milano ha richiesto il processo immediato per Gianluca Soncin, accusato dell'omicidio di Pamela Genini. L'indagine prosegue anche sulla profanazione della tomba della vittima.

Richiesta di processo immediato per Soncin

La Procura di Milano ha avanzato una richiesta formale. Si chiede un processo con rito immediato per Gianluca Soncin. Questo eviterebbe la fase dell'udienza preliminare. L'uomo, 53 anni, è accusato di aver ucciso la modella Pamela Genini. L'omicidio avvenne il 14 ottobre. La vittima aveva 29 anni.

Soncin è considerato l'ex compagno della giovane. La relazione era terminata dopo episodi di violenza. La donna aveva subito pestaggi e minacce. L'aggressore fece irruzione nella casa della Genini. Aveva ottenuto una copia delle chiavi. L'aggressione avvenne nel quartiere Gorla. I colpi furono inferti anche sul terrazzo dell'abitazione.

L'uomo si trova attualmente in carcere. Le indagini sono condotte dalle pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo. La Polizia ha raccolto elementi significativi. L'accusa è di omicidio premeditato. Sono contestate anche le aggravanti di stalking, futili motivi e crudeltà. La richiesta di rito immediato è stata avanzata.

La profanazione della tomba di Pamela Genini

Recentemente, è emersa una nuova inquietante scoperta. Il feretro di Pamela Genini è stato profanato. Il suo corpo è stato decapitato. Questo grave atto è avvenuto nel cimitero di Strozza. La località si trova in provincia di Bergamo. La Procura ha incaricato una squadra di esperti. Il loro compito è analizzare i dettagli di questo sconvolgente crimine.

Le telecamere di sorveglianza del cimitero sono sotto esame. Si stanno visionando le immagini, anche quelle risalenti nel tempo. Si spera di trovare indizi utili. Attualmente non ci sono indagati per la profanazione. Questo giallo si infittisce ulteriormente. Le indagini proseguono su più fronti.

Le carte dell'inchiesta e le accuse

Le pm hanno delineato le accuse nel documento che ha portato Soncin in carcere. L'ordinanza cautelare è stata firmata dal gip Tommaso Perna. La Genini fu uccisa al culmine di persecuzioni. Queste condotte duravano da un anno e mezzo. Da qui l'aggravante dello stalking. Si aggiungono premeditazione, futili motivi e crudeltà. Viene contestata anche la relazione affettiva terminata.

L'uomo avrebbe ripetutamente minacciato di morte la vittima. Si era procurato una copia delle chiavi. Tese un agguato alla Genini. L'attacco avvenne nell'appartamento. Alcuni vicini hanno assistito alla scena. Dopo la richiesta delle pm, il giudice deciderà sul giudizio immediato. Soncin affronterà la Corte d'Assise. Rischia l'ergastolo per i fatti contestati.

L'ultimo messaggio della vittima

Le ultime ore di Pamela Genini sono state drammatiche. Un messaggio chat inviato alle 21:52 all'amico Francesco Dolci è agghiacciante. La giovane scriveva: «Teso che faccio?». Era al telefono con lui quando Soncin fece irruzione. La sera dell'omicidio era il 14 ottobre. La 29enne aveva espresso paura già alle 21:45. «Ti rendi conto cosa ha fatto», scriveva. Poco dopo, alle 21:46: «Questo è matto completamente non so che fare».

L'amico cercò di rassicurarla. Aveva chiamato la polizia. Stava arrivando anche lui. «Stanno arrivando la polizia. Li ho chiamati. E sto arrivando pure io. Apri sotto che sono giù la polizia», le rispose. Purtroppo, non ricevette più risposte dalla giovane. La conversazione si interruppe bruscamente.

Le testimonianze sul comportamento di Soncin

Numerosi testimoni hanno confermato la violenza di Gianluca Soncin. La sua ex compagna ha verbalizzato l'indole prevaricatrice dell'uomo. Altri testimoni hanno descritto la relazione come «tossica». Questa era caratterizzata da violenze e soprusi continui. Un episodio risale all'isola d'Elba. Lì, Soncin colpì la giovane con calci e pugni. La minacciò con cocci di vetro in una camera d'albergo. Tentò di buttarla dal balcone.

A Cervia, dove lui risiedeva, le ruppe un dito. La giovane finì in ospedale a Seriate, in provincia di Bergamo. Raccontò ai medici del pestaggio. Compilò un questionario antiviolenza. Tuttavia, il codice rosso non venne attivato in quella circostanza. Le violenze subite dalla Genini sono state documentate nel corso del tempo.

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