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Un nuovo percorso spirituale e culturale collega Assisi e Bastia Umbra, ripercorrendo i passi di Santa Chiara. L'itinerario mira a ispirare scelte coraggiose e promuovere l'incontro.

Un itinerario spirituale e culturale tra Assisi e Bastia

È stato svelato un nuovo itinerario culturale. Questo percorso unisce i territori di Assisi e Bastia Umbra. L'iniziativa si ispira alla spiritualità di Chiara e Francesco. Il tragitto è stato presentato nella chiesa di San Paolo delle Abbadesse. Questo luogo si trova nel cimitero monumentale.

Il progetto si chiama «I passi di Chiara e Francesco». Offre un'esperienza spirituale e naturalistica. Propone una visione moderna della fuga di Santa Chiara. L'evento storico risale alla notte del 1211. Chiara lasciò la sua casa ad Assisi. Raggiunse Francesco e i suoi seguaci. L'incontro avvenne alla Porziuncola.

Successivamente, Chiara si diresse al monastero benedettino. Questo luogo è noto come San Paolo delle Abbadesse. Qui, la sua determinazione divenne resistenza. L'amore per Dio guidò le sue azioni. La sua scelta rappresentò un atto di coraggio.

Il valore della scelta e del coraggio

Il vescovo Felice Accrocca ha evidenziato il significato della fuga di Chiara. L'ha definita «il coraggio di una scelta». Chiara rinunciò a una vita agiata. Scelse un futuro incerto. Prese il controllo della sua esistenza. Andò contro le convenzioni sociali. Fece decisioni difficili con grande audacia.

Oggi, le persone tendono a rimandare le decisioni. Ogni scelta implica una rinuncia. L'itinerario vuole essere d'aiuto. Si auspica che il percorso possa guidare giovani e adulti. L'obiettivo è aiutarli a «sapersi decidere». Si vuole recuperare la capacità di scegliere liberamente.

Un cammino di pace e solidarietà tra comuni

Questo cammino è nato dalla collaborazione. Unisce i comuni di Assisi e Bastia Umbra. È stato definito un «cammino di pace e solidarietà». L'iniziativa nasce in un contesto attuale. Si caratterizza per la costruzione di muri e confini.

Valter Stoppini, sindaco di Assisi, ha sottolineato questo aspetto. Anche Fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, ha espresso apprezzamento. «È bello che due comuni contigui si mettano insieme», ha affermato. L'itinerario è visto come un modo per creare ponti. Favorisce l'incontro tra le persone.

Il percorso è pensato per essere coinvolgente. Offre un'esperienza immersiva. La sua lunghezza è di circa 10.940 passi. È accessibile durante tutto l'anno. Lungo il cammino sono presenti elementi informativi. Ci sono totem narrativi e pietre miliari. Include anche strumenti digitali. I QR code multilingue offrono ulteriori dettagli.

Il percorso e il suo significato simbolico

Il tragitto inizia a San Pietro ad Assisi. Segue la celebre «mattonata» fino alla Porziuncola. Attraversa poi il percorso verde di Bastia Umbra. Arriva infine a San Paolo delle Abbadesse. Il punto di arrivo è il monastero benedettino di Sant’Anna.

Il sindaco di Bastia Umbra, Erigo Pecci, ha dichiarato: «Percorrendo i passi di Chiara e di Francesco le persone potranno ritrovare se stesse». Il logo del progetto è molto significativo. Raffigura due orme. L'orma più grande appartiene a Francesco. Quella più piccola, posta davanti, è di Chiara. Simboleggia un rapporto basato sulla cura. Non è un rapporto di possesso.

La figura di Chiara e l'eredità spirituale

Durante la presentazione, il professor Stefano Brufani. È docente all'Università di Perugia. Ha analizzato il legame tra Chiara e Francesco. Ha inquadrato la loro relazione nel contesto del risveglio evangelico. Questo periodo storico va dal XII al XIII secolo.

Ha ricordato come Chiara, inizialmente «pianticella» di Francesco. Successivamente ne raccolse l'eredità spirituale. Ha insistito sulla scelta pauperistica. Ha ottenuto dal Papa Gregorio IX il «privilegio» della povertà. Questa fu una conquista fondamentale per il suo ordine.

Il ruolo storico del monastero benedettino

A concludere l'incontro, Suor Noemi Scarpa. È la madre badessa del monastero benedettino. È stata nominata «custode del sigillo del percorso». Ha sottolineato il ruolo storico del monastero. È sempre stato un luogo di accoglienza e sostegno.

«La nostra comunità ha circa 1.000 anni», ha affermato. «È sempre stata un luogo sicuro, di rifugio, che ha dato sostentamento». Ha ricordato eventi passati. Durante i bombardamenti, accolsero i feriti. Fornirono acqua alla città. Offrirono rifugio ai bambini. Funzionarono come pensionato per gli anziani.

Durante la pandemia di covid, produssero mascherine. Attualmente, distribuiscono cibo quotidianamente. La fortezza baglionesca, un tempo luogo di guerra, è ora un simbolo di pace. È diventata un'oasi di serenità.

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