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La Procura di Milano prosegue le indagini sui "safari umani" a Sarajevo. Un 64enne è stato interrogato, ammettendo di aver combattuto in Bosnia ma negando la partecipazione a uccisioni a pagamento.

Nuovo indagato ascoltato dai pm a Milano

La Procura di Milano ha ascoltato un nuovo indagato. L'uomo, un 64enne residente in provincia di Alessandria, è sospettato di aver partecipato ai cosiddetti 'safari umani'. Questi viaggi, organizzati negli anni '90, avrebbero avuto come scopo l'uccisione di civili a Sarajevo. L'inchiesta, avviata dopo un esposto dello scrittore Ezio Gavezzeni, mira a far luce su presunti omicidi volontari aggravati da motivi abietti.

Il 64enne è il secondo indagato convocato per un interrogatorio. L'inchiesta vede al momento quattro persone coinvolte. Tra queste, un uomo residente in Toscana e un facoltoso imprenditore lombardo. Le indagini sono coordinate dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis. I carabinieri del Ros stanno conducendo le investigazioni.

Le dichiarazioni del 64enne indagato

L'uomo, ex cancelliere in un ufficio giudiziario, ha rilasciato alcune ammissioni. Ha confermato di essere stato in Bosnia per combattere con un gruppo paramilitare serbo. Tuttavia, ha categoricamente negato di aver preso parte ai "safari a pagamento". Si è definito un "volontario combattente" e non un "tiratore turistico".

Le sue dichiarazioni potrebbero essere cruciali per comprendere l'organizzazione di questi viaggi. L'indagato ha anche riferito che i voli per la Bosnia partivano da diversi aeroporti italiani. Non solo dalla direttrice Piemonte-Lombardia-Veneto-Friuli, come inizialmente ipotizzato.

L'inchiesta sui "safari umani" a Sarajevo

L'inchiesta milanese sta cercando di ricostruire una pagina oscura della storia recente. Si ipotizza l'esistenza di un'organizzazione legata a criminali di guerra. Questa avrebbe offerto trasferte nelle zone di conflitto in cambio di denaro. L'obiettivo era permettere a facoltosi individui di uccidere civili inerme. Donne, anziani e bambini sarebbero state le vittime.

La Bosnia-Erzegovina ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo. Questo sottolinea la gravità dei fatti contestati. Le indagini si avvalgono anche di canali internazionali. Si cerca la collaborazione con altri uffici giudiziari italiani ed europei. Un atto del Tribunale Permanente dei Popoli sulla ex Jugoslavia supporta l'inchiesta.

I precedenti e le accuse

Il primo indagato sentito, un ex camionista friulano, aveva negato ogni accusa. Aveva dichiarato di non essere mai stato a Sarajevo. Le accuse mosse agli indagati sono di omicidio volontario continuato e aggravato. I motivi abietti, come il compenso economico per uccidere, sono un'aggravante significativa. L'inchiesta mira a identificare tutti i responsabili di questi presunti "safari umani".

Le testimonianze raccolte finora dipingono scenari raccapriccianti. Si parla di brindisi e persino di fiocchi rosa o azzurri per i bambini uccisi. Questi dettagli emergono da articoli di approfondimento collegati all'inchiesta. L'inchiesta è complessa e richiede un lavoro meticoloso per raccogliere prove concrete. La cooperazione internazionale è fondamentale.

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